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"Rispetto per i vallesani ma vogliamo la finale"

“Rispetto per i vallesani ma vogliamo la finale”

Clima da vigilia di big match venerdì mattina sul campo principale di Cornaredo dove il Lugano ha effettuato l’allenamento di rifinitura in vista della semifinale di Coppa svizzera dell’indomani a Sion. Si è notata grande concentrazione ma anche divertimento tra i giocatori che dopo il pranzo sono partiti alla volta della capitale vallesana. Al termine della seduta un gruppo di tifosi della curva ha voluto incoraggiare la squadra. Per sabato sono attesi al Tourbillon 1’100 sostenitori bianconeri. Per quattro riguarda i giocatori indisponibili non  ci sono novità: mancheranno lo squalificato Belhadj e gli infortunati Hajrizi e Berbic.

In Coppa è tutto diverso

Prima di salire sul torpedone il tecnico Mattia Croci-Torti ha risposto alle domande dei giornalisti. La prima ha riguardato la serie positiva del Lugano arrivata in doppia c’entra mentre il Sion ha subito lunedì un ko in campionato a Thun. Pensi che questa circostanza sia ancora più insidiosa oltre al fatto di dover giocare in uno stadio che sarà tutto esaurito?
“Questa è una partita a parte in una competizione diversa dal campionato e  quello che è successo nelle ultime giornate sicuramente non cambierà la strategia dei vallesani. E’ un anno che non stanno vivendo e giocando nel loro habitat e dunque le partite di Coppa sono quelle tre o quattro gare nelle quali si sentono ancora vivi e di essere il vero Sion. Penso che la sconfitta di Thun cambi poco nell’approccio mentale della squadra che affronteremo domani sera”.

Un intero cantone dietro il Sion

-Rispetto all’anno scorso quando li aveva affrontati e battuti nei quarti è cambiato qualcosa: ci sarà probabilmente tutta un’altra atmosfera con il pubblico che sembra essersi riavvicinato al club?

“Sarà una partita totalmente diversa da quella dello scorso anno. Allora avevamo giocato in settimana, in un Tourbillon spento, quasi gelido. I loro tifosi all’inizio non erano neanche addirittura in curva a sostenerli. Forse l’unico che aveva pressione ero io perché non avrei potuto perdere contro un presidente sulla panchina avversaria. Per il resto avevamo vissuto con grande tranquilla quella vigilia.  Stavolta per contro, con il percorso che il Sion ha fatto in Challenge League, è giusto che ci sia entusiasmo e che un’intera regione sia tornata a sostenerli. L’effetto stadio ed entusiasmo è determinante tra le nostre squadre, quest’anno c’è  una categoria di differenza. Ma sono convinto che l’entusiasmo del pubblico sia in grado di ridurre notevolmente il gap esistente. Mi aspetto un po’ una partita come quella che abbiamo vissuto tre settimane fa alla Schützenwierse, con un pubblico caldo, che per ogni mezzo tiro in porta della sua squadra la spinga a dare ancora di più. Noi dovremo prestare molta attenzione a questo, sapere reggere la spinta dei vallesani  nei momenti di difficoltà e riuscire ancora  maggiormente a gestire questi frangenti di spinta per i quali ci siamo preparati nel corso della settimana”.

Vogliamo tornare a Berna

-Sono cambiate un po’ le cose non solo tatticamente anche sul piano emotivo. Adesso vai su un palcoscenico come il Tourbillon in modo diverso, prima eri tu quello che doveva combattere e tirare fuori il mezzo miracolo mentre adesso lo devono fare loro. Sei pronto a questo cambio di ruolo oppure devi tornare quello di una volta per  vincere questa partita?
“Sappiamo benissimo che siamo i favoriti, se venissi qui a dire il contrario mentirei. Siamo secondi in Super League e loro giocano in Challenge League. Però, come detto prima, ci sono tanti fattori come lo stadio, l’entusiasmo dei tifosi, il DNA della squadra che affronteremo che ha vinto 13 volte la Coppa svizzera (qualcosa di incredibile). Affrontiamo giocatori come Numa Lavanchy, Reto Ziegler, Sorgic e Bua che questa coppa l’hanno vinta negli ultimi quattro anni. Gente quindi che sa come giocare questo tipo di match. Noi dobbiamo rimanere ancora più umili sapendo quante insidie nasconda questa semifinale ma questo è il lavoro mio e dello staff. Per tutta la settimana abbiamo cercato di tenere i ragazzi sul pezzo e di non far abbassare le motivazioni individuali. la chiave di questa partita è un a sola: avere le stesse o maggiori motivazioni del Sion. Per tutti noi poter raggiungere la finale per la terza volta consecutiva sarebbe qualcosa di incredibile. L’entusiasmo dei tifosi che sentiamo ultimamente ci spinge a farlo. Devo ringraziare i ragazzi della curva che quindici  minuti fa sono venuti a sostenere la squadra: una cosa mai successa. Anche noi sotto questo profilo dobbiamo sapere quello che vogliamo: andare in finale e fare rivivere certe emozioni a chi ci sostiene e viverle anche noi. Penso a Sabbatini, Bottani e ai ragazzi che sono qui da tanti anni, sarebbe incredibile e un fatto storico riuscire ad arrivare a Berna per la terza volta di seguito e la quarta in otto anni. Lottiamo anche noi, abbiamo tantissime motivazioni e sono sicuro di essere riuscito a trasmetterle questa settimana per far si che non arriviamo là meno carichi di loro.”

Gestire la spinta dei vallesani

-Hai parlato di spinta del pubblico a favore del Sion. Che tipo di partita ti aspetti: un inizio forte da parte dei vallesani e magari siete anche pronti ad accettarlo o vorrete far rimarcare subito la differenza di categoria?
“Ripeto che l’importante è scendere in campo  con un approccio umile e con la consapevolezza che di fronte abbiamo il Sion, una società che ha la Coppa nel DNA. E che contro GC e YB quest’anno nei primi quindici minuti è andata a mille all’ora, mettendo sotto pressione l’avversario.  Non ci aspettiamo una squadra arrendevole, sono guidati da un tecnico,  Didier Tholot che ha già vinto più volte questa Coppa e che sa come gestire e motivare un gruppo. Dunque difficilmente  vedremo un Sion che ci aspetta e che si difende. C’è dietro tutto una cantone che vuole vedere dei giocatori che spingono e che non si arrendono mai. Dobbiamo essere pronti a un’entrata in campo furiosa da parte loro ma al contempo, come abbiamo fatto nelle ultime partite, dobbiamo cercare di spegnere questo fuoco tenendo la palla, mostrando quello che siamo capaci di fare gestendo la palla negli spazi che gli avversari lasceranno liberi. Stiamo facendolo in maniera eccezionale in campionato, riusciamo sempre a entrare in campo con lo spirito giusto.  Da San Gallo in poi, e a Basilea in Coppa l’ultima volta, questo messaggio è sempre passato.”

Ziegler e il suo sinistro divino

-Nell’analisi degli avversari ti sei basato sulle partite di campionato o sulle due vittorie in Coppa contro squadra di Super League?
“Ci sono evidentemente dei cambiamenti. In Challenge League sono abituati a dominare le partite, a costruire, fare gioco e ad attaccare con più uomini. In Coppa  non lo hanno potuto fare. Alla squadra ho proposto le ultime partite di campionato (Xamax, Stade Nyonnais e Thun) ma anche i quattro gol che hanno realizzato contro GC e YB, reti che non sono frutto del caso ma della spinta di Lavanchy, della classe di Chouaref ma soprattutto delle palle ferme.  Se sono primi in classifica è grazie alle punizioni laterali e ai calci d’angolo con i colpi di testa di Schmid e Sorgic ma soprattutto al piede sinistro di Ziegler che calcia da fermo -e io lo so bene- in maniera quasi divina.”

Grande rispetto per il Sion

-A volte la squadra di Challenge League trova la vittoria su un contropiede o su qualche deviazione in area. Il Sion è invece andato in gol su azioni costruite, nulla è lasciato al caso. Temi un po’ questa attitudine o la spinta emotiva che in Coppa può trasformare la squadra sfavorita nel pronostico?
“Non ho nessun timore per la sfida di domani ma ho grande rispetto per la squadra e i giocatori. Se hanno dominato il campionato di CL e se sono ancora in corsa per la Coppa significa che hanno elementi di indubbie qualità. Come ho già detto bisogna riconoscere che affronteremo giocatori di esperienza, che queste partite le sanno giocare. Dunque dovremo essere bravi, avere rispetto e umiltà, sapere chi affrontiamo. Ma siamo il Lugano, secondo in classifica e stiamo andando alla grande. Dobbiamo scendere in campo al Tourbillon e mostrare chi siamo, se vogliamo arrivare in finale dobbiamo essere tutti quanti convinti ed è quello che siamo. Poi le semifinali degli ultimi anni hanno dimostrato  che ho bisogno di tutta la rosa, il mio lavoro in questi giorni è stato fino all’ultimo  quello di coinvolgere tutti. Due anni fa vincemmo la semifinale grazie a un rigore di Yuri che era partito dalla panchina. L’anno scorso a Ginevra e sempre ai rigori vincemmo grazie a Macek e Bottani subentrati nel secondo tempo. Stessa cosa dicasi per il quarto di finale di questa stagione a Basilea con i rigori di Mahou e Vladi. Quest’anno il Lugano ha una rosa sicuramente superiore a quella del Sion, il mio compito questa settimana è stato quello di cercare di far rimanere tutti sul pezzo perché queste sfide a volte si giocano addirittura in diciassette, con sei cambi anche se stavolta cercheremo (almeno spero) di chiuderla entro i 90 minuti. perché il cuore dei tifosi bianconeri l’ho già messo a dura prova troppe volte nella mia gestione.”

L’esperienza conta

-Quanto può contare nell’approccio e nella gestione del match la vostra esperienza nelle partite secche. Siete quasi alla terza finale con tutto il percorso che questo implica e con il superamento di tutte le difficoltà che si incontrano. L’esperienza può aiutare?

“Penso che conti tantissimo. Il cammino di questi anni è stato decisivo sia a livello di un mio miglioramento personale sia per i giocatori per un approccio diverso alle aperte e per la gestione nei momenti di difficoltà.  La squadra si è fatta raggiungere due volte nel finale dei tempi regolamentari due anni fa contro il Lucerna. Non parliamo di quello che è successo a Ginevra o quest’anno a Basilea. Ma siamo sempre riusciti a restare concentrati e a galla. Queste sfide ci hanno aiutato a gestire le diverse situazioni. L’esperienza ha un valore importante da aggiungere alle tante qualità dei ragazzi. Poi domani speriamo che non ce ne sia bisogno in quanto di momenti di difficoltà ce ne siano il meno possibile. Però bisogna essere realisti e sapere che il Sion domani in qualche frangente sarà in grado di complicarci la vita”.

Tutti concentrati al massimo

– Ci sono tanti tuoi giocatori sicuramente vogliosi di tornare a giocare nell’atto finale della Coppa svizzera. Vorrei parlare di uno in particolare Aliseda che ha un conto in sospeso con la Coppa visto che il primo anno aveva giocato poco e l’anno scorso l’avete persa. Hai notato in lui un atteggiamento particolare in questi giorni, la voglia di essere protagonista ?
“Devo essere sincero, faccio fatica questa settimana a indicare un giocare che non fosse concentrato al massimo. Tutti volevano giocare la partita di domani e per me le scelte non sono state facili. La rosa, anche se abbiamo qualche infortunato, è di 24 giocatori, dunque cinque ragazzi purtroppo non saliranno sul pullman. E tutti sanno il valore di questa rosa e quanto sia importante scendere in campo anche per pochi minuti. Ignacio l’ultima partita si è fatto trovare pronto, non vedeva l’ora di giocare. Ma non voglio parlare dei singoli, non sarebbe corretto né coerente con quanto ho visto negli allenamenti di questi giorni. I ragazzi hanno mostrato tutti grande fame ed è quello che mi fa restare molto positivo per la sfida del Tourbillon.”

Nessun dubbio di formazione

-Quindi la formazione, anche se non c’è la dici, l’hai già in testa?
“Chi mi conosce sa che solitamente dopo l’allenamento di rifinitura tutti sanno chi entrerà in campo dal primo minuto e chi sarà protagonista a partita in corso perché il Lugano fino ad ora ha vinto le partite non con i singoli ma con il gruppo. Spero che sui bus salga un gruppo compatto che sa cosa deve fare: riportare il Lugano in finale di Coppa. Di dubbi non ne ho anche se più giocatori mi hanno messo in difficoltà questa settimana. L’unica cosa su cui devo riflettere è chi far subentrare per primo a mettere in difficoltà gli avversari e capire cosa sta succedendo. “

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