Renzetti: capisco Tramezzani

Il Fc Lugano e il tecnico Paolo Tramezzani hanno deciso di comune accordo di porre termine in anticipo alla collaborazione che si era iniziata il 1 gennaio 2017. La rescissione contrattuale, avvenuta su richiesta dell’allenatore, è stata concordata martedì sera nel corso di una cena alla quale hanno presenziato il presidente Renzetti, Tramezzani e il responsabile dell’area tecnica Manna. La formalizzazione è avvenuta mercoledì mattina prima che il presidente e il tecnico si presentassero alla stampa.

Angelo Renzetti ha aperto  affermando: “ieri sera ho sentito le spiegazioni del mister e abbiamo deciso assieme di sciogliere il rapporto. Non ho fatto nessuna difficoltà perché le motivazioni addotte a mio modo di vedere sono importanti e ho assecondato la sua volontà di fare un’esperienza diversa. Non so cosa farà e dove andrà. Non è quello che mi interessa, mi interessa di avere un buon rapporto con lui, ha fatto tanto per l’FC Lugano, ci ha fatto toccare il cielo con un dito. Ci sono state tensioni come in tutte le famiglie ma questo non ha inciso assolutamente sui fatti odierni. Fino a 15 giorni fa lavoravamo all’unisono e stavamo già preparando la squadra per la prossima stagione. Probabilmente ci sono state delle riflessioni da parte sua che ora vi esprimerà e io le ho accettate.”

Paolo Tramezzani ha detto: “ringrazio prima di tutto Angelo. Non è vero che ci sono stati problemi con lui, la nostra forza è stata quella di parlarci, di confrontarci e di andare avanti. Il rapporto che ho avuto con lui in questi mesi è stato importante e ieri sera gliel’ho ripetuto. Lui mi ha dato la possibilità di iniziare la carriera di allenatore, ha fatto in modo che in questi mesi potessi pensare solo ed esclusivamente a lavorare. E poter condividere con lui questi risultati eccezionali è stato fondamentale e sono riconoscente per quello che ha fatto. Lasciare Lugano in Europa League penso che sia un bel risultato ma ancora più bello è il rapporto che sono riuscito ad avere con Angelo e con tutta la società,  molto giovane. Ho visto come lavorano mattino, pomeriggio, sera e notte. Queste sono le cose che magari dall’esterno non si vedono ma che fanno la differenza. Come la differenza l’ha fatta in questo periodo la grande voglia dei ragazzi che hanno cambiato pelle e dimensione, hanno sudato insieme tutti i giorni. A loro ho chiesto tantissimo dal 5 gennaio quando abbiamo iniziato questa esperienza. E sono convinto che continueranno cadavere un grande futuro davanti e per molti di loro mi auguro che possa ancora avvenire con questa società. La motivazione mia di cambiare è che mi ero prefisso degli obiettivi  sull’arco della durata del contratto. Speravo quest’anno di raggiungere la salvezza, l’anno prossimo di consolidarci ottenendo qualcosa di più per poi sperare di arrivare il terzo anno sul gradino dove siamo adesso. E’ stato tutto bello e talmente entusiasmante e veloce che ha accelerato diverse cose come la volontà da parte mia di provare una nuova esperienza, non so ancora dove. Ho ricevuto diverse richieste e valuterò nei prossimi giorni cosa fare. Ho voglia di ripartire da zero, con zero punti in classifica, con la solita voglia e il solito grande entusiasmo. Non ho paura di niente, per far questo lavoro la paura non deve esistere e mi fa piacere che anche i ragazzi nei momenti difficili abbiano superato questo step andando  oltre le aspettative individuali e di collettivo. E’ stato un percorso e un processo di crescita che per loro è solo l’inizio. Gelosamente custodirò dentro di me il rapporto con i ragazzi, anche con chi ha giocato di meno. Mi hanno dato tanto e lo dimostrano i messaggi che ho ricevuto in questi giorni. Grazie a tutti, a chi lavora in segreteria, a chi cura la manutenzione dei campi  e chi si occupa della lavanderia e a chi è stato vicino a questi ragazzi. Grazie anche ai tifosi e a coloro che quando sono arrivato erano giustamente scettici nei miei confronti. Mi fa piacere l’abbraccio che ho ricevuto dalla città nell’ultimo periodo. Ho ricevuto tanto e sento di aver dato tanto. Ho commesso errori e ho sbagliato però ho dato tutto me stesso e sono orgoglioso di questa mia esperienza”

RENZETTI: “Adesso, preso atto della decisione del mister, mi muoverò di conseguenza. Non amo buttar via tutto quello che è stato fatto. Cerchiamo un allenatore che dia continuità al lavoro di questi mesi. Paolo ha dato una grinta, una forza, una motivazione che non avevo mai visto. Nel calcio quello che incide moltissimo, al di là del grande lavoro, è la motivazione. Adesso sto valutando un paio di profili. Mi piacerebbe continuare con lo spirito e la forza che Tramezzani ha dato ai ragazzi. E’ molto più importante di tattiche e altre cose. Voi giornalisti dovete capire che chi viene qui a lavorare viene per progredire, andare avanti. Mi sono messo nei panni di Tramezzani come faccio sempre. E’ arrivato a Lugano tra lo scetticismo generale e anch’io ne so qualcosa, ha fatto un miracolo ed evidentemente  ci sono tanti club che chiedono le tue prestazioni. Ha l’occasione di ambire a una squadra superiore al Lugano, con stipendio superiore e obiettivi migliori. E’ comprensibile. Sono scelte che fanno parte della vita di tutti i giorni. Quello che chiedo a tutti è di avere fede. Al primo posto c’è il Lugano. Gli allenatori passano e il club resta. Abbiate fede nel presidente che ci mette soldi e passione e che ha sempre migliorato. Non si può andare contro la volontà delle persone. Può crescere perché impedirglielo? Sia a fare il contratto sia  a rescinderlo ci ho messo due minuti. Non sono uno che fa storie né che morde il collo degli allenatori come scrivete ogni tanto.”

TRAMEZZANI: “Avete sempre voluto mettere zizzania tra me e Angelo. L’ho già detto: avete valutato 10 giorni in cui il presidente ha avuto delle esternazioni, ma noi quel periodo l’abbiamo superato  in silenzio insieme. Abbiamo camminato insieme, ci siamo rispettati e non è una cosa di facciata, non è un rapporto che era giunto al termine. Ho pensato addirittura di rimanere per il presidente e per quello che mi ha dato.  Le volte che c’è stato è stato un valore aggiunto per noi, soprattutto per le parole che ci ha detto. La verità è che sono contentissimo del mio rapporto con lui e senza questo rapporto questi risultati non sarebbero arrivati.”

-Puoi spiegarci il tuo silenzio di queste settimane?

“Non avevo voglia di parlare. Avete interpretato anche il mio silenzio, avete scritto di tutto e di più e nessuno ci ha azzeccato. Voi sia davanti alle  parole sia davanti al silenzio avete sempre dato dei giudizi. Ho ricevuto tante critiche, non me le dimentico, mi hanno fatto passato momenti difficili e li ho superati. Ma non capivate cosa volesse dire rimanere qui al campo sino alle 9 di sera. Uscire la mattina alle 6 da casa e venire qui. Stare 13, 14 ore in quello stanzino. Non avete passato voi quello che ho passato io, non vi siete trovati in ginocchio, non avevate le piaghe ai piedi, non avete dato l’anima per un gruppo di ragazzi: sono cose che fate fatica a comprendere. Ho fatto anch’io il giornalista, so cosa vuol dire la vostra professione. Qualcuno l’ha fatta bene qualcuno ha avuto l’intenzione di creare disturbi e disagi. Davanti a situazioni poco belle e poco chiare di voler far passare alla gente, alla città e dai tifosi messaggi diversi dalla realtà, mi sono  fermato. Abbiamo mandato in conferenza stampa giocatori perché i momenti erano positivi e avete criticato. Ho mandato  il mio staff con la motivazione che lo volevo ringraziare per il bel periodo che stavamo vivendo e anche quello non andava bene. Mi auguro che possiate trovare  un allenatore più bravo di me, che venga a bere il caffè con voi, che telefoni,  vi dica la formazione e vi renda partecipi in modo tale che  possiate continuare a fare il vostro lavoro qualcuno meglio di come ha fatto quest’anno. “

-Le dichiarazioni fatte in aprile sembrano in contraddizione con la decisione odierna?

“Il 21 aprile ho detto: vista la situazione  mi piacerebbe proseguire con questa squadra un anno partendo dall’inizio. Dopo la partita di Berna ho detto che non prenderei in considerazione nient’altro che proseguire con il Lugano. Sono cambiate le cose”.

-Non ha paura adesso che il Lugano è in Europa League, di lasciare le certezze per fare un salto nel vuoto?

“Non ho paura. Se prima di venire prima a Lugano stavo ad ascoltare chi mi diceva che non andava bene, che non erano la piazza e  la società giuste, non sarei qui. E sei anni fa prima di andare in Albania la gente si metteva a ridere: ma sei  disperato, perché in Albania giocano a calcio? Sono andato: non c’era un campo, non avevamo un centro sportivo. Non ho paura di niente penso solo ad allenare e a dare il massimo. Poi so che arriverà il momento che dopo due partite mi manderanno via ma ci sono passati tutti. Voglio iniziare da zero consapevole che l’unica cosa che so fare, non so se la so far bene, è dare il 100 per cento. Quindi in modo  molto libero e sereno sceglierò in questi giorni dove riiniziare e continuare quello che ho fatto. Probabilmente  dove andrò non farò l’Europa League ma credo che averla raggiunta sia ancora più bello che farla. E’ il raggiungimento di una cosa che  ha creato il percorso, come diceva Angelo, godo di più di una cosa quando la sto facendo che quanto ottengo il risultato. Mia moglie me lo dice sempre: non riesci a staccare due giorni e a godere di quello che hai fatto?. Non riesco, penso già a quello che si dovrà fare. Fa parte del mio carattere probabilmente mi toglie qualche momento e goderne, ma  devo pensare a quello che resta da fare.”

 

 

 

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