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Mansueto: "a Lugano impegno a lungo termine"

Mansueto: “a Lugano impegno a lungo termine”

Una sessantina di persone, tra giornalisti, fotografi e collaboratori ha partecipato mercoledì pomeriggio, in una delle sale del LAC, alla conferenza stampa di Joe Mansueto (TiPress), proprietario del FC Lugano, che da alcuni giorni di trova in Ticino. A prendere la parola per primo, introdotto dal responsabile della comunicazione del club Marzio Mellini, è stato lo stesso imprenditore americano.

“Sono molto lieto di vedere così tante persone qui presenti e saluto e ringrazio anche coloro che ci stanno seguendo in streaming. Vorrei fare qualche considerazione iniziale prima di rispondere con piacere alle vostre domande. Innanzitutto desidero ringraziare la città di Lugano per la calda ospitalità concessa a me e alle persone che mi accompagnano e che fanno parte del gruppo di lavoro dei Chicago Fire. Tutti sono stati molto ospitali e la città è veramente splendida. Basta guardare dalle vetrate di questa sala conferenze per vedere un panorama unico, è una delle città più belle che abbia mai visto, il lago, le montagne. Anche dal bellissimo hotel che ci ospita guardando dalla terrazza abbiamo davanti un panorama splendido. Siete veramente fortunati a vivere qui. Siamo anche molto entusiasti perché domenica la conquista della Coppa è stata un grande evento e siamo fortunati a essere arrivati qui proprio adesso. Non potrei essere più orgoglioso, sono onorato. Quindi in primo luogo congratulazioni a giocatori, staff e a tutta l’organizzazione. Martin Blaser avete veramente fatto un lavoro splendido; sono anche felice per la popolazione di Lugano perché abbiamo portato un po’ di orgoglio e luce a questa città, speriamo di poterlo fare anche in futuro. Siamo fieri di aver vinto la Coppa svizzera in un anno così importante per noi. Un risultato che supera le aspettative che avevo ad agosto all’epoca in cui ho acquistato il club. Conquistare la coppa al primo anno è veramente un sogno che si avvera. Desidero ringraziare anche la città e tutta la popolazione per aver approvato in novembre la costruzione del nuovo stadio. Quando acquistammo la società non eravamo sicuri che il progetto ambizioso e molto coraggioso sarebbe stato approvato. Quindi faccio un bell’applauso alla città per aver approvato questo progetto che penso porterà Lugano ad un altro livello. Non potremmo essere più felici ed entusiasti di questo nuovo Polo. Ho guardato da vicino il progetto dello stadio e continueremo a seguirlo. Concludo questa breve introduzione dicendo che per me Lugano è un impegno a lungo termine, non un progetto di breve respiro per uno o due anni. Quindi vogliamo costruire la miglior squadra possibile e l’organizzazione alle spalle della squadra per attirare le migliori persone dal punto di vista sportivo e organizzativo e creare una vera cultura, un posto importante dove lavorare al meglio e investire nella squadra e nel club.  Che siano cose di cui ha bisogno Blaser oppure le infrastrutture, sottolineo il concetto di progetto a lungo termine. E’ il modo in cui amo operare: progredire ogni anno, fare continui miglioramenti e investimenti, avere una cultura inclusiva, ascoltare le persone con le loro idee per migliorare. Siamo molto interessati a fare ciò e sono sicuro che lo faremo, considerando quello che abbiamo fatto negli ultimi anni. Penso di avere compiuto progressi e vedremo spero molti altri trofei, oltre a questa Coppa. Sono entusiasta della direzione, della leadership locale, del CEO Blaser che ha  fatto un ottimo lavoro nell’integrare la squadra, nella gestione di tutti gli aspetti organizzativi e tecnici. Siamo riusciti a valorizzare tutte le esperienze e conoscenze per crescere e rafforzare il FC Lugano. Sono lieto di essere qui e non potrei essere più eccitato ed entusiasta di essere a Lugano, un luogo speciale e sono ansioso di rispondere alle domande.”

-Come mai la sua visita avviene solo a fine campionato e all’indomani della finale di Coppa?

“Il viaggio era stato pianificato già da diversi mesi e non era possibile cambiare la programmazione. Sarebbe stato sicuramente interessante assistere di persona alla partita del Wankdorf ma l’abbiamo fatto da lontano, facendo il tifo per la nostra squadra. Magari sarò presente la prossima volta.”

-Lei ha parlato della città e ci ha detto le sue ottime impressioni. Ma cosa pensa dello stadio confrontandolo anche con le strutture di Chicago?
“Dal punto di vista sportivo abbiamo visitato ieri l’attuale stadio. Sicuramente quando venne costruito era adeguato ma ormai sono passati 70 anni e posso capire perché la città abbia deciso di fare un passo avanti e di progettare nuove strutture al passo con i tempi. Cornaredo ha bellissime  montagne sullo sfondo, come vedo spesso in televisione quando seguo le partite. Sono stato contento di visitarlo, si trova in una zona pittoresca però adesso avremo un’arena che sotto tanti aspetti sarà migliore e adeguata. Sono stato ben impressionato dai servizi a disposizione e dal quartiere, ma se si guarda al futuro e alle aspirazioni del club e della città ci sono miglioramenti che si possono fare. Quindi ancora una volta siamo lieti della costruzione di un nuovo stadio. In prospettiva desideriamo migliorare l’esperienza e il confort degli spettatori: stiamo riflettendo su varie idee, per i posti a sedere, per il club, eccetera Stiamo guardando al nuovo stadio cercando di immaginare come migliorare il coinvolgimento dei fans.”

-Il progetto prevede un campo sintetico: è vero che voi preferireste un campo con erba naturale?

“L’erba potrebbe essere naturale o sintetica. Conosco il progetto e il punto di partenza è l’artificiale. Per quanto ne sappia c’è la possibilità di passare all’erba naturale se possiamo trovare una soluzione. Non ho informazioni precise da darvi, ma siamo tutti l’accordo che l’erba naturale è migliore se la si può gestire. Quindi ci piacerebbe realizzare questo tipo di terreno, ma il punto di partenza è il progetto approvato. Se potremo fare meglio sarà fantastico in caso contrario ci adegueremo.”

-Lei signor Mansueto ha già vinto qualcosa in America o questa coppa vinta al primo anno in Svizzera  è il suo primo trofeo. Che sensazione prova?

“Mi sento incredibilmente orgoglioso, è una sensazione bellissima, è fantastico. Negli Stati Uniti con il Chicago Fire finora, da quando ci sono io e cioè tre anni, non abbiamo vinto nulla.  In precedenza qualcosa  avevano vinto.  Quindi questa Coppa è la prima e spero che sia soltanto l’antipasto per vincere molti più trofei. I festeggiamenti sono stati bellissimi, vedere la piazza della città piena di gente a festeggiare con migliaia di persone dà molta emozione e trasmette felicità ed entusiasmo. Speriamo veramente di proseguire su questa strada e che anche i Chicago Fire possano vincere e meritarsi anche loro di vivere un’esperienza simile. Ci lavoreremo”.

-Lei possiede due club gestiti dalle stesse persone pur con qualche diversità. Desidererei sapere come gestite i Chicago Fire?

“Il fatto che abbia acquistato FC Lugano è legato all’intenzione di essere proprietario di più club. Questo può dare vantaggio a tutte le componenti, innanzitutto per un’integrazione sul versante sportivo ma anche su quello amministrativo. Per la parte sportiva possiamo avere un’organizzazione di scouting, una che si occupa della performance, di analisi dei dati, leadership, eccetera. In questo modo è possibile investire maggiormente e fare più scouting. Questa è la premessa. Ci sono molte cose che possiamo prendere da Lugano e portare a Chicago e viceversa. Riteniamo che i due club siano due partner, non c’è una gerarchia tra i due. Sono paritari ed è questione di identificare le best practices e condividerle. E’ una cosa che veramente mi appassiona. Ci sono stati gli esperti della condizione fisica che sono venuti negli States, c’è stato uno scambio di metodologie, Stessa cosa per la griglia dei giocatori con la possibilità di scambi tra Chicago e Lugano. Anche dal punto di vista del business la cosa è molto interessante perché possiamo condividere il personale. L’obiettivo finale è migliorare e quindi condividere le best practices, imparare gli uni dagli altri e questo mi passiona, è entusiasmante. Anche semplicemente guardare il gioco del Lugano: controllo del pallone, stile, mentalità, aspetti tecnici sono tutte cose che possiamo scambiare e trasferire. L’idea è di perseguire questi obiettivi. Possiedo Chicago Fire da 3 anni e FC Lugano da 9 mesi, ci vorrà tempo e pazienza ma l’idea è questa: condividere e imparare gli uni dagli altri. Sono le idee e le pratiche migliori che devono vincere.”

-Restando nell’ambito dei rapporti tra Lugano e Chicago è giusto dire che c’è una gerarchia e che il club Usa viene prima di quello svizzero anche per lei personalmente?

“Per me e per l’organizzazione le due società sono esattamente sullo stesso livello. E una questione di qualità, non di gerarchia. Vogliamo che entrambi i club abbiano successo. E non vogliamo che uno abbia successo a svantaggio dell’altro. Quindi perseguiamo gli interessi di entrambi i club e li portiamo avanti entrambi. Non esiste una gerarchia, ma una questione di apprendimento reciproco e di condivisone delle best pratictes. Non è che un club andrà a risucchiare le risorse dell’altro per avere successo.”

-Come uomo di business cosa le interessa del calcio, la soddisfazione di vedere trofei cime la Coppa o l’idea che forse da questo sport si possa guadagnare?

“Domanda interessante. Da bambino non ho mai giocato a calcio. Sono cresciuto in Indiana e ho praticato e seguito gli sport tradizionali americani: basket, baseball e football americano. Erano questi i nostri giochi e gli sport che seguivamo in tv. Ho tre figli, hanno iniziato a giocare a calcio da piccolini e ho fatto da allenatore e mi sono veramente divertito. E’ bello vedere i propri figli che giocano e di sicuro anche voi avrete fatto questa esperienza. Per i giovani il calcio è bellissimo: correre, fare attività aerobica, apprendere lezioni di vita, imparare a condividere con i compagni di squadra. In seguito ho iniziato a guardare il calcio con un occhio più professionale in Europa e negli Usa e sono diventato un tifoso appassionato. E quando cinque anni fa, a 60 anni,  ho deciso di fare un passo indietro dalla mia società principale (Morningstar), che ho lanciato quando ne avevo 27, ho pensato che mi sarebbe piaciuto investire in altre cose che corrispondevano alle mie passioni. E ho scelto il calcio. Ecco perché mi sento così coinvolto. Da un lato c’è la sfida che ci porta alla vittoria, la competizione, io voglio vincere. Lo sport da questo punto di vista è bianco o nero. O vinci o perdi. Poi c’è la sfida intellettuale: cosa dobbiamo fare, che tipo di organizzazione bisogna mettere in piedi, come focalizzarsi sull’obiettivo per avere successo. Parallelamente c’è il versante commerciale: voglio fare qualcosa  che abbia un senso anche da questo punto di vista. Il calcio può essere irrazionale specie per le spese, soprattutto quando c’entra il Medio Oriente. Io voglio prendere decisioni razionali non il contrario. Ma desidero ovviamente massimizzare anche i profitti. L’obiettivo è quello di investire intensamente nel club per farlo crescere e col passare del tempo aumenterà anche il valore, speriamo di non perdere troppi soldi, anzi alla fin fine di guadagnare qualcosa. Negli  USA stiamo rincorrendo l’Europa per quanto riguarda la popolarità del calcio che si sta diffondendo anche da noi. Il calcio è in crescita ma non è ancora al livello di popolarità di Sud America ed Europa e quindi la mia scommessa è proprio questa: mi aspetto un aumento di popolarità negli Stati Uniti, che sempre più bambini si appassionino e giochino. Potrebbe diventare lo spot numero uno per i giovani americani. I bambini diventeranno poi tifosi e appassionati di calcio e questa è la premessa per il successo.  Sono qui per investire e spero che nel tempo questo investimento si riveli redditizio. Speriamo che arrivino tante coppe e che saremo in grado di far vivere bellissime esperienze ai tifosi. Bisogna prendere in considerazione i fans, devono essere felici esattamente come in ogni business. Negli altri settori ci concentriamo sul cliente, qui sui tifosi altrimenti non ci sosterranno, dobbiamo conquistare i loro cuori, la loro mente e se lo facciamo alla fine avremo anche un successo commerciale.Giusto Martin? Quindi venderemo sponsorizzazioni, biglietti e altro: creando una tifoseria piuttosto diffusa avremo effettivamente anche un ritorno sull’investimento.”

-La sua visione sportivo-commerciale guarda alla multi proprietà con più club. Volevo quindi chiederle se in questi mesi ha già individuato magari in Europa un terzo possibile club che potrebbe rientrare nel vostro progetto a fianco di Chicago e Lugano?

“Parliamo di un piano a lungo termine. Essere un’organizzazione multi club ha indubbi vantaggi. Il primo step è stato FC Lugano e stiamo cominciando a considerare altri club da valutare, Non c’è nulla di imminente, desidero prima assicurarmi di massimizzare, abbiamo già fatto tanto con le due società che abbiamo ma bisogna solidificare questa relazione. Prima si deve imparare a camminare poi si può correggere. Quindi piano piano potremo considerare un terzo club. A lungo termine ci pensiamo. Spesso siamo sollecitati da più parti nel mondo, ci sono società che manifestano interesse. Quando acquistai i Fire ho cominciato a ricevere email e messaggi di persone che mi sollecitavano e li passavo al mio direttore chiedendo cosa ne pensasse.  Rispondeva: “Mah non lo so”.  Alla fine abbiamo cominciato a pensare a questo tipo di organizzazione che fornisce benefici. Se in un club hai una posizione minoritaria non puoi fare quello di cui sto parlando cioè ottenere sinergie e valorizzare tutte le forze. Avere una proprietà unica è un’altra cosa.  Al momento comunque non stiamo negoziando nulla ma in futuro vorremo fare delle valutazioni. Fa parte della nostra visione a lungo termine.”

-Sicuramente ieri ha fatto il punto con la dirigenza del Lugano, c’è stata una pianificazione anche a livello finanziario sulla stagione che si inizierà tra un mese. In altre parole avete definito un nuovo budget o era già stato fissato ad agosto e si prosegue lungo il cammino tracciato. O alla luce di come si è svolta questa positiva stagione avete ritoccato le ambizioni anche in termini di investimenti economici?

“Non abbiamo parlato di budget. Suppongo che Martin a tempo debito, quest’estate, lo preparerà. Stiamo ancora considerando i giocatori per la prossima stagione. Con il nostro coordinatore sportivo Da Silva parleremo di varie questioni e probabilmente anche di budget. Sicuramente vincere la Coppa svizzera  ci rende ancora più entusiasti e desiderosi di investire nel club.”

-Lugano e il Ticino sono molto vicini alla Lombardia che conta 9 milioni di abitanti, in parte appassionati di calcio. Milano è molto vicina  e ci sono due squadre quotatissime, una ha vinto il campionato e l’altra la Coppa Italia. Visto che ci sono diversi ticinesi che vanno a vedere le apertiti in Italia, pensate che con il nuovo stadio ci possa essere anche qualche italiano che faccia il percorso inverso, con nomi interessanti e un’offerta sportiva di livello?

“Certamente la nostra speranza è quella di  allargare l’audience sia che arrivi dall’Italia o da altre regioni svizzere. Estendere la nostra base di sostenitori e fans del club è un obiettivo. Come lei ha detto l’Italia non è lontana e potrebbe essere un bacino interessante. Sarebbe bello vedere sportivi italiani venire qui allo stadio ma anche passare del tempo in città. Lugano è una fantastica realtà nella quale trascorrere un week-end, si potrebbero lanciare dei pacchetti, ci sono ottime possibilità grazie all’attrattività turistica della regione. Lo stadio aggiungerà qualcosa a questa offerta. Anche un erba di qualità  superiore potrebbe aiutare. Tutto fa parte del progetto rivolto sia a italiani sia ad altri appassionati di altre zone svizzere.”

-Ha avuto modo di incontrare il Municipio di Lugano e di cosa parlerete oltre al Polo sportivo?

“Ci siamo incontrati questa mattina e si è collegato anche il sindaco che è in vacanza, ci ha salutato dalla spiaggia. Abbiamo incontrato il Municipio e abbiamo parlato dello stadio. Sono entusiasti anche di collaborare con noi nel miglior modo possibile. Grazie al CEO Blaser e alla squadra locale abbiamo un’ottima relazione con il sindaco e le autorità cittadine. L’ho avvertito questa mattina: c’è entusiasmo e fiducia. Hanno lavorato duro e ci tengono a questo progetto, sono 12 anni che si parlava di stadio. Hanno fatto tanto per farlo approvare dalla cittadinanza in novembre e ci tengono alla squadra e al fatto che  vada bene. Secondo me è importante questa alleanza con la città, una partnership fondamentale, dobbiamo lavorare a stretto contatto con il Municipio. Come ho detto in apertura questo fa parte del nostro impegno a lungo termine per Lugano e anche loro hanno avuto parole di apprezzamento per il nostro lavoro e vogliamo continuare a collaborare”.

-Lei pensa di investire anche in altre strutture a Lugano?

“Stiamo valutando la possibilità di fare investimenti nel settore dell’allenamento, lo staff deve avere a disposizione le strutture di cui ha bisogno: palestra, uffici e campi per allenamenti. E’ possibile che interverremo in questo ambito. Sto guardando il CEO Martin Blaser e vediamo cosa si porta proporre, cosa ha senso sul mercato. Se invece mi si chiude e di investimenti al di fuori del calcio cioè hotel, parte immobiliare ecc. penso di no. Mi piacerebbe concentrarmi sul calcio, vogliamo che FC Lugano abbia tutto ciò di cui necessità e faremo investimenti che hanno senso per questo.”

-In pochi mesi lei è diventato una delle persone più importanti in Svizzera perché è il proprietario di una delle squadre migliori che ha vinto anche la Coppa svizzera; ma ha anche ingaggiato Shaqiri negli States. Come vive questa notorietà?

“Grazie delle sue valutazioni ma non penso di essere una delle persone più importanti nel calcio svizzero. Ci fa comunque sentire orgogliosi aver messo FC Lugano nella mappa delle squadre importanti, sono felice per i collaboratori e per la città. Parlando di Chicago e di Shaqiri devo dire che è un fenomeno, non potremmo essere più felici di aver ingaggiato una  persona dinamica, esplosiva e talentosa come il calciatore svizzero. Tutti lo amano ai Fire dall’allenatore ai compagni. Ha un talento grandissimo. A volte queste grandi star sono un pochino  altezzose, invece lui è veramente amichevole, disponibile con tutti. E’ un uomo fantastico anche fuori dal campo, sempre sorridente, anche se poi quando gioca è molto competitivo. Negli spogliatoio nei rapporti bilaterali è affascinante, molto professionale. Ha sicuramente alzato il livello della nostra squadra e ha contribuito a molti dei gol di questa stagione. Sono soddisfatto di averlo in squadra  e la stessa cosa potrei dire di Mattia Bottani, altro membro della squadra nazionale svizzera. Ieri, giorno del suo compleanno gli ho fatto le congratulazioni. Quindi abbiamo due grandi giocatori e siamo molto contenti.”

-Vorrei un parere sulla squadra senza entrare nel merito tecnico. Ha parlato con i giocatori e con l’allenatore, chi l’ha stupita maggiormente?

“Ho parlato sia con i giocatori sia con il tecnico. Vi ho già detto che mi piace molto guardare le partite e così riesco a leggere anche i nomi e a capire il gioco. Lo stile è molto affascinante e impegnativo. Sono rimasto molto colpito dalle capacità tecniche di Bottani, il controllo  che ha sulla palla. Anche Celar è stata una bella sorpresa, ha fatto molti gol quest’anno. Poi c’è Sabbatini, il capitano con una leadership fantastica. Ma anche il portiere Saipi, un giovane talento. Ziegler, una personalità infuocata, e ancora Lovric, Lavanchy, giocatori veramente talentosi sembra che non sia stanchino mai, sono incredibili. Sono stati molti gli elementi che mi hanno sorpreso positivamente. Senza dimenticare Amoura, piccolo ma potente e sgusciante, veramente un piacere da guardare così come Haile-Selassie. Molti dei nuovi arrivati mi sono piaciuti, come Belhadj ad esempio. Quindi bella la squadra esistente  ma buono anche il contributo delle  nuove reclute che hanno aggiunto valore al club. Poi Mattia, l’allenatore. Che personalità ha quell’uomo; cordiale, ti colpisce per la sua passione ed energia. E’ una persona che tradisce tutte le sue emozioni, non è una faccia di bronzo, si vede tutto quello che pensa: è talmente espressivo ed estroverso.  Ieri a pranzo gli ho chiesto l’opinione sui vari giocatori ed è stato molto interessante sentire cosa pensava dei suoi ragazzi, vari aneddoti, le negoziazioni che ha dovuto attuare con loro e con le famiglie e altro. Insomma una persona cordiale, motivata. All’inizio ci siamo accollati il rischio di assumere un allenatore giovane, che dirigeva per la prima volta una squadra professionistica. Però devo dire che combatte per la squadra, è veramente un grande leader e sono rimasto molto favorevolmente colpito. Un allenatore alla prima panchina che vince la Coppa svizzera, non credo che gli possa chiedere di più. Una persona fenomenale, sono molto contento che sia il nostro allenatore”.

-Devo farle i complimenti per quanto capisce e conosce del Lugano, magari ogni tanto la chiameremo a Chicago per avere un’opinione sulla partita. Detto questo: è ipotizzabile che in futuro un giocatore del Lugano possa venire a giocare da voi negli States?

“Assolutamente sì. Ci piacerebbe moltissimo poter condividere i giocatori. Penso ad esempio a Ignazio Aliseda che ha fatto il trasferimento da Chicago a vantaggio suo e del Lugano. Quindi praticamente se lo vogliamo lo possiamo fare, certo i giocatori devono essere d’accordo non vogliamo spostarli come pedine. Se ci sono giocatori del Lugano che desiderano venire negli Usa, non appena ci sia l’esigenza a Chicago cercheremo di combinare il desiderio del giocatore e l’esigenza tecnica della squadra. Nei prossimi anni accadrà che qualcuno sia sposti dal Ticino a Chicago. Ci sono idee molto interessanti. C’è talento sia qui sia oltre Oceano. Dovremo identificare eventuali lacune per colmarle con elementi dell’altra squadra. sarei sorpreso se  i passaggi non  avvenissero. Sara comunque la nostra leadership a deciderlo,  io non  sono il tecnico, abbiamo tecnici decisamente migliori di me.”

-Vincendo la Coppa svizzera si tornerà alla ribalta europea, quindi potrebbe utilizzare i due club e l’organizzazione per mostrarla nel continente e acquisire ancora maggior attrattività.

“Certo è entusiasmante pensare alle coppe europee. Siamo speranzosi, vogliamo vedere fino a che punto  possiamo arrivare. Non posso aggiungere altro se non che lavoreremo sodo, combatteremo fino all’ultimo e che tutti siamo focalizzati sull’obiettivo. Siamo entusiasti! Nel calcio può accadere di tutto, lo sappiamo, speriamo di riuscire a qualificarci. Per me è un territorio totalmente nuovo. Io non sono mai stato coinvolto a livello europeo e spero di poter capire come funzionano le cose anche dal punto di vista della leadership. Non vedo l’ora di poter fare il tifo per la nostra squadra e di poter partecipare a lungo alle partite anche a livello europeo.”

-Ha mai pensato di far incontrare Lugano e Chicago Fire, di organizzare un’amichevole?

“Sì che ci ho pensato  e so che per le Academy è già in previsione. Sarà il primo passo e accadrà ancora quest’anno penso. Quindi la squadra Academy di Chicago  contro i giovani di Lugano.  Sarà la prima amichevole tra i due club. Questo è un altro vantaggio del fatto di possedere due club, tra l’altro la cosa è entusiasmante per i sostenitori di entrambi i club. Diciamo che si crea un effetto sinergico, facendo pubblicità per Lugano negli USA e per Chicago in Ticino si mette in moto un circolo virtuoso che aumenta l’interesse nei confronti di entrambe le squadre.”

-Non voglio rovinare il clima di festa con una domanda critica: quali sono i problemi a Chicago visto che non siete riusciti in questi anni a fare i play off e quest’anno siete ultimi. Esiste un problema?

“In realtà è un’ottima domanda. Non si tratta di problemi ma di sfide, questo è il mio approccio. Vi sono aspetti sui quali bisogna lavorare. E’ vero che al momento siamo ultimi ma abbiamo ancora una ventina di partite e stiamo parlando di 5 punti che ci separano dai play off. A causa di infortuni e altre problematiche la nostra squadra non si è sufficientemente compattata. Ma con Shaquiri e altri abbiamo parecchi talenti e stiamo iniziando finalmente a unirci. Dobbiamo avere un po’ di pazienza. Il nostro allenatore è certo che arriveremo ai play off e anch’io ne sono convinto.  Domenica scorsa a New York City siamo arrivati vicinissimi al risultato.  Noi negli ultimi anni siamo arrivati a 1 o 2 punti dal qualificarci per la fase finale. Sono ottimista, visto i talenti che abbiamo dovremo farcela prima o poi. Sono molto contento  che a Lugano i risultati siano arrivati e adesso Chicago deve raggiungere gli stessi obiettivi.”

-In MLS i budget sono più o meno uguali tra le varie squadre. In Svizzera non è così. In tanti hanno pensato arriva un proprietario molto ricco e il Lugano potrà avere un giorno un budget vicino a quello dei giganti Basilea e YB. Dobbiamo togliercelo dalla testa o si può arrivare lì?

“(ride) Vogliamo prendere delle decisioni razionali senza sprecare ma spendendo in maniera oculata. Avanzare per gradi, insomma. Spesso nel calcio ci sono investimenti che poi non funzionano, si spendono tanti soldi ma le cose non vanno come dovrebbero. Quindi credo che il successo arrivi da un approccio razionale e graduale, con un tasso di crescita della spesa regolare, senza triplicare il budget da un giorno all’altro ma facendolo in modo ragionevole. Dobbiamo continuare a lavorare sui giocatori, valorizzandoli e continuando a reinvestire le entrate. La spesa crescerà, ma siamo realisti, sappiamo quale sia il budget del Basilea  e speriamo che nel tempo riusciremo a colmare il divario. Ma non sarà certo per l’anno prossimo. L’idea è di fare dei passi graduali. Questo è il mio modo di fare  business. Se si progredisce in maniera solida si arriva a essere forti. nel calcio ci sono stati diversi passi falsi da parte di  investitori che hanno esagerato, hanno preso decisioni sbagliare e hanno speso male i loro soldi. Vorremmo evitare questi errori, agendo in modo più ragionevole e graduale.”

-Anche la Svizzera in Super League introdurrà i play off,  pensa che questo avvicinamento al modello americano sia opportuno?

“Arrivo dagli Stati Uniti, il sistema funziona e sono abituato a questa struttura dei play off. Dal punto di vista del tifo lo trovo molto interessante ed entusiasmante. Sostengo questo tipo di sistema e la SL fa bene a provare qualche innovazione. Bisogna tenere in considerazione anche i tifosi e penso possa essere una buona soluzione per il gioco. Si può anche sostenere che siano invece necessarie più partite. Direi: provate e vedete se sarà accolta bene. La SFL cerca di espandersi e fare cose, penso possano essere mosse interessanti.”

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