Jacobacci: più gente in area

    Jacobacci: più gente in area

    Oltre a Guidotti, fermo per un colpo ricevuto sabato nell’amichevole con il Kriens, venerdì mattina non si sono allenati nemmeno Maric e Yao vittime di un attacco influenzale. Il loro eventuale impiego verrà deciso solo sabato. Com’è noto il match con il San Gallo, valido per la prima giornata del ritorno, è in programma domenica alle 16 al Kybunpark.

    Al termine della seduta di allenamento il tecnico Maurizio Jacobacci si è intrattenuto con i giornalisti.

    -Si riprende nel girone di ritorno, sembrava che dovesse arrivare un attaccante non è stato il caso e invece sono partiti due titolari come Junior e Vécsei. Un po’ deluso?

    “Finché il mercato è aperto c’è sempre la possibilità che qualcuno possa arrivare. Cerchiamo di fare la scelta migliore; a volte ci vuole tempo per non commettere l’errore di prendere in fretta un giocatore che poi si trasformi in un peso. Vorremmo avere a disposizione una punta che possa veramente darci una mano ed essere pronto subito non fra un mese o due.”

    -In attacco hai a disposizione Holender che non ha sempre convinto, Bottani che è spesso infortunato, Gerndt che non è al cento per cento e Sasere che è ancora un punto to di domanda in questo campionato. Non è una situazione bellissima?

    “Ancora una volta, come ha detto giustamente  il presidente, abbiamo fatto risultati e prestazioni anche con parecchie assenze. Sono convinto che il gruppo possa far bene anche con i problemi che abbiamo attualmente sotto porta. Mi auguro che i ragazzi capiscano che in area bisogna avere la cattiveria e la grinta di buttare la palla in gol. O almeno di centrare lo specchio della porta costringendo il portiere a effettuare la parata. Se calciamo a fondo campo gli altri potrebbero anche scendere in campo senza portiere. E’ su questo che sto insistendo: centriamo almeno la porta. Ci vuole questa volontà e credere che anche i centrocampisti possono andare in gol. “

    -Sei c contento che Junior sia partito, la sua permanenza di malavoglia avrebbe potuto creare problemi al gruppo?

    “Contento che se ne sia andato non lo sono. Quando Carlinhos ha la testa a posto sappiamo tutti quanto possa essere importante in campo e nello spogliatoio. Effettivamente però lui aveva voglia di partire, questo sogno si è avverato e gli auguro tutto il meglio. E’ chiaro che averlo sarebbe stata un’arma in più.”

    -Cosa chiedi adesso ai giocatori visto che non è ancora arrivato l’attaccante desiderato?

    “Chiedo uno sforzo ulteriore a tutti quanti, a coloro che possono arrivare sotto porta, difensori compresi. Chi si avvicina all’area o penetra ha la responsabilità di almeno centrare lo specchio. Una volta fatto questo possono nascere diverse situazioni, la respinta del portiere o di un difensore, la mischia eccetera. Per fare gol ci vuole presenza nei sedici metri e questo lo devono comprendere anche i centrocampisti. Almeno tre elementi in area ci devono sempre essere, per avere chance di realizzare. Ci vuole convinzione e non lasciare sola la punta in mezzo a tre difensori.”

    -Quali sono le ambizioni di questa seconda parte di campionato?

    “Vogliamo fare bene come abbiamo fatto nelle ultime sei fare dell’andata, da quando mi sono seduto sulla panchina. Anche con il Basilea, quando perdemmo 3-0, avevamo fatto cose interessanti specie nel secondo tempo. La squadra ha dimostrato che non deve temere nessuno e deve scendere in campo con la mentalità vincente.”

    -Viste le vostre difficoltà attuali e il momento di forma del San Gallo, un pareggio vi starebbe bene?

    “Noi andiamo a San Gallo per vincere. Poi è chiaro che il match potrà avere vari sviluppi e alla fine diremo magari che il pareggio non ci accontenta, oppure che ci può stare. Ricordate con la Diamo Kiev siamo andati là per far risultato e alla fine avremmo anche potuto vincere. Mancavano venti secondi e nessuno si sarebbe aspettato che noi avremmo fatto quel tipo di partita, venendo raggiunti solo nei minuti di recupero. Queste esperienze dovrebbero darci maggior carica per andare a San Gallo e dire la nostra, con tutto il rispetto per loro. Poi ci sarà un grande pubblico e questo esalta sempre i giocatori: sarà una bella partita da giocare. Dovremo stare attenti nei primi 15, 20 minuti quando ci prenderanno d’assalto, ma avremo probabilmente a disposizione anche qualche spazio per il contropiede. “

    -In settimana l’ex tecnico Celestini si è lamentato sul Blick perché a Lugano certi giocatori cercavano di imporre la loro visione tattica invece di accettare la sua. In questo senso che rapporto hai con la squadra?

    “Ho un ottimo rapporto. E’ chiaro che quando vi sono decisioni tattiche da prendere in vista di una partita ci consultiamo, poi alla fine decido io, la responsabilità è mia. Ma il ragazzo mi può esprimere quello che pensa e sente. Ad esempio mettere Sabbatini dietro la punta oppure davanti alla difesa. Devo valutare tutti gli aspetti  e ne parlo anche con lui. E’ un elemento che anche sotto pressione se la cava, che può toccare moltissimi palloni e distribuirli, che ha calma e bravura tecnica oltre che grande intelligenza tattica, quindi magari con il San Gallo lo impiegheremo da mediamo. Con lo Xamax a Cornaredo, al contrario, sarà più utile vicino all’area. Discuto molto anche con lo staff. Cerco di valutare tutto e parlo anche con il presidente che conosce a meraviglia i giocatori ed è un grande competente di calcio e di partite ne ha viste.”

    -E’ vero che i giocatori oltre san Gottardo stanno zitti e lavorano (lo ha detto sempre Celestini nella famosa intervista) mentre in Ticino discutono sempre?

    *Non è vero. Anche nella Svizzera tedesca i giocatori hanno un cervello e lo utilizzano. Se fai un esercizio che non è funzionale, i ragazzi ti chiedono spiegazioni. Non sono tonti né stupidi per fare alla cieca tutto quello che gli chiedi. Sinceramente a Lugano ho un gruppo fantastico che ascolta e interagisce. Devo spiegare perché faccio certe cose, ma è giusto. Il giocatore non deve solo obbedire come un soldato ma partecipare alle situazioni e cercare insieme le soluzioni. E’ così che si cresce come gruppo. Poi quando una decisione è presa tutti andiamo nella stessa direzione. Vale anche per lo staff: non ho bisogno di gente che dica solo sì, ma di persone che mi pongano interrogativi e problemi, posso sbagliare anch’io e loro devono aiutarmi a correggere eventualmente gli errori. Non sono testardo: vogliamo tutti la stessa cosa, il bene del Lugano!”