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"Domenica non possiamo sbagliare"

“Domenica non possiamo sbagliare”

Mancano quattro sole giornate alla conclusione del campionato di Super League. Turni che si esauriranno nel giro di 16 giorni. Domenica alle 16.30 il Lugano riceverà il Winterthur. Sette giorni dopo farà visita al Basilea, giovedì 25 marzo ospiterà i campioni svizzeri dell’YB mentre il Lunedì di Pentecoste chiuderà al Letzigrund contro lo Zurigo. In attesa di giocare, domenica 4 giugno, la finale di Coppa svizzera.

Peccato per le assenze

In vista del match contro i “leoni” il tecnico Mattia Croci-Torti ha tenuto venerdì pomeriggio la tradizionale conferenza stampa. Non saranno a disposizione i tre squalificati Doumbia, Steffen e Valenzuela e gli infortunati Mai, Hajdari e De Queiroz. Proprio le assenze hanno ispirato le prime domande. C’è chi ha chiosato che è meglio perdere i tre squalificati per la partita contro il Winterthur che la domenica successiva a Basilea.

“Non sono d’accordo. Questa è la nostra vera finale, se dovessimo conquistare i tre punti domenica l’Europa sarebbe veramente ad un passo. Non possiamo permetterci di sbagliare questa partita che ha un peso specifico importante. Nessuno può permettersi un calo di tensione, a Winterthur siamo già stati puniti quest’anno. Inoltre abbiamo visto cosa abbiano fatto gli zurighesi la settima scorsa a Sion. Sappiamo che partita ci aspetta, contro un avversario difficile da stanare, che ha dei buoni giocatori capaci di farti male in contropiede. Dunque sarebbe stato meglio avere tutti i nostri a disposizione per questa partita, ma sappiamo che le dinamiche delle diffide sono queste e le accettiamo. Non si tratta di pensare a Basilea o YB ma di prendere una partita alla volta e quella che ci attende a Cornaredo è veramente decisiva perché ci permetterebbe quel piccolo allungo in classifica che è necessario in questo momento della stagione.”

Fiducia nella rosa

-Senza voler chiedere chi dei tre assenti sia più bravo, ma rispetto al peso specifico della partita e alla dinamica che si è instaurata in squadra quale delle tre assenze peserà maggiormente e ti complica più la vita?

“Non è che ci sia un assente in particolare che mi cambia la vita, ma senza i tre squalificati (e i tre infortunati)) avremo solo cinque cambi in panchina. Domenica a Lucerna ne avevamo solamente quattro e abbiamo dovuto far giocare anche il giovane Angstmann. Con sette extra-comunitari in rosa (e ne possono giocare solamente cinque) non mi posso permettere alcune rotazioni. Non è il giocatore specifico a far testo ma la grandezza della rosa. Arrivi con i cambi contati,  “limitati*. Non dimentichiamoci che la nostra seconda squadra si sta giocando tanto in queste settimane, può tentare la promozione che è un obiettivo societario. Dunque non sta a me adesso andare a rovinare i loro piani, “rubando” i fuori quota che poi non potrebbero più essere schierati nelle ultime partite di Prima Lega. Ho fiducia nella mia rosa e  vedete che giocatori come Facchinetti, che magari non faccio partire dall’inizio. possono entrare in diverse posizioni e mi aiutano sempre. Ultimamente ha schierato anche Nkama  he è un elemento al quale avevo dato poco spazio e che ci darà una mano. Rispetto alla scorsa settimana ho la fortuna di recuperare Bottani e Sabbatini e sono molto contento di avere nuovamente a disposizione anche Babic. Abbiamo comunque cinque cambi e inoltre speriamo oggi di ricevere una notizia positiva visto che Mahou ha in programma l’ultimo controllo. Da due settimana si allena regolarmente con il gruppo, di sicuro non avrà né 90 né 45 minuti nelle gambe ma già il fatto di vederlo in panchina domenica sarebbe una bella cosa per lui e per la squadra e farebbe tanto piacere al suo allenatore.”

Sabba e Doumbia

-Ancora una domanda sulle individualità. A Lucerna avevi perso Sabbatini dopo 31 partite di fila, stavolta mancherà Doumbia che di partite filate ne aveva disputate 32. Sono due assenze importanti sia per il centrocampo sia per la difesa, due elementi di grande affidamento.

“Sono due giocatori che danno tanto equilibrio alla squadra. Quello che ha fatto Doumbia nel girone di ritorno è particolare: ci ha aiutato a sopperire dietro alle assenze di Mai e Hajdari soprattutto. In difesa ha dato tanto all’impostazione, numerose partite siamo riusciti a girarle perché Doumbia arretrando ha creato qualcosa da quella parte: verrà dunque a mancare sotto quell’aspetto. Per quanto riguarda Sabbatini evidentemente lui è un leader della squadra, la sua assenza si fa sempre sentire perché i compagni, quando hanno bisogno di aiuto, sanno che lui c’è.  Sono due assenze diverse: uno ci sta dando tante soluzioni di gioco mentre con Jonathan a Lucerna abbiamo perso un riferimento fondamentale in mezzo al campo. Nella partite e magari molti non se ne accorgono, lui aiuta tutti, parla con tanti compagni in campo e io so quando sia prezioso il suo lavoro. Certo in questo momento, con Bislimi e Belhadj che stanno ritornando in piena forma, Doumbia non ci mancherà a centrocampo ma più dietro. Comunque abbiamo i giocatori per poter disputare una gran partita”.

Un’arena per il Ticino

-Vorrei tornare alla conferenza stampa della società  di mercoledì scorso. Ci sono stati annunci e numeri importanti e sicuramente l’avete seguita. Ti senti ancor più responsabilizzato o entusiasta dopo quanto è emerso e dopo il voto di fiducia ricevuto dalla proprietà. Come esci da questa presentazione che ha impressionato molti a livello di opinione pubblica?

“Questa presentazione ha fatto sicuramente piacere a tutti i dipendenti del club. Da soddisfazione  poter lavorare per una società che ha questo tipo di ambizioni e che vuole migliorare così tanto il nuovo stadio. Gli interventi strutturali sull’Arena significheranno migliorare tantissime dinamiche, dalla comunicazione al marketing, alle persone che lavorano negli uffici. Poter essere coinvolti nella crescita di un progetto così importante è una circostanza molto positiva. Noi che invece lavoriamo sul campo ci eravamo già sentiti responsabilizzati dalla votazione popolare dell’anno scorso. Sapevamo che avremmo dovuto ottenere buoni risultati per poter dare una mano ai fautori del PSE. Io, Cao, Townsend e i ticinesi che sono qua sentivamo tanto queste cose lo scorso anno e anche oggi pure i nuovi membri dello staff sanno che meglio facciamo più il proprietario dall’altra parte dell’Oceano è contento. Cerchiamo di fare il nostro perché quello che sta comunque succedendo e succederà nei prossimi anni a Lugano è qualcosa di epocale per il calcio ticinese. E quando uso questo termine intendo proprio da Chiasso ad Airolo perché ci meritiamo tutti finalmente di avere un vero stadio in Ticino. Sapete che ho giocato a Chiasso, quanto conosca gente di Bellinzona e Locarno ma continuare ad andare in giro per la Svizzera a vedere stadi e non averne mai uno nostro è sempre un dispiacere. Campanilismi a parte vedo questa struttura come un grande sviluppo per il calcio ticinese e un passo avanti per tutti i ragazzi che sognano di entrare in una prima squadra.”

Siamo stati coinvolti

-Hai visto come saranno i nuovi spogliatoi?

“Ne abbiamo discusso con gli architetti tanto tempo fa, sono stato coinvolto. Magari non sarò l’allenatore del Lugano tra due anni ma mi hanno giustamente chiesto l’opinione. Il mio obiettivo adesso è soltanto pensare alla partita di domenica, non riesco a vedere più in là. Poi evidentemente penso che faccia piacere a tutti e che sia l’obiettivo di tante persone essere seduto in panchina a dirigere la squadra per la prima partita in questo stadio. Ma è talmente in là per chi fa il nostro lavoro che è veramente difficile pensarci. Ma mi hanno fatto piacere le parole di Blaser che ha detto che siamo stati coinvolti nelle decisioni e riguardanti palestre, locali per fisioterapia e altro. Sono state parecchie ore di lavoro e  non consultazioni i due minuti. Ci sono state diverse riunioni e abbiamo apprezzato il coinvolgimento.”

Pronti per il rush finale

-Undici punti nelle ultime cinque partite, siete la squadra più in forma del campionato. Non hai la sensazione che siete in forma troppo presto rispetto alla finale di Coppa svizzera?

“No. Siamo proprio al rush finale ed è qui che dobbiamo essere pronti e consapevoli nella testa di essere una squadra forte. Ed è quello che abbiamo fatto nel secondo tempo a Lucerna. Potevamo affondare ma siamo rimasti sul pezzo e alla fine abbiamo visto com’è andata, non ci siamo mai fatti prendere dall’ansia o dal nervosismo. E questo è il più grande segnale che la squadra sta dando ultimamente. Ma adesso non possiamo guardare alle ultime cinque partite, come non  lo facevo prima quando pareggiavamo. Sono sempre stati tutti punti utili ma adesso è il momento di cercare di chiudere il discorso Europa. Non è che voglia sei nutri il discorso Basilea e YB delle prossime settimane, ma quello che accade questa domenica é troppo importante per noi. Sappiamo il Winterthur dove sia in classifica, quanto punti ha in meno di noi e non possiamo nasconderci: dobbiamo vincere la partita. Non c’è altro risultato che non sia la vittoria. Abbiamo un po’ di pressione e dobbiamo m mettercela, non possiamo sbagliare questa sfida. Poi sapete tutti che in campo c’è un avversario e che possiamo pareggiare o perdere ma nella nostra testa questo impegno è forse stato preparato ancora più nei dettagli che le altre. E’ una partita complessa.”

Basilea con DNA europeo

-Il Basilea, che in campionato è dietro di voi, ieri sera a Firenze ha compiuto un passo e mezzo verso una finale europea. Che riflessioni fai: che l’an no prossimo anche il Lugano potrà arrivare Lî o è troppo presto?`

“Penso che sia un discorso un po’ difficile da fare. Il Basilea è una squadra che ha il DNA europeo e che si esalta in questo tipo di partite. Da quando hanno cambiato allenatore hanno mutato anche marcia e sistema di gioco;  ieri era un Basilea che si è difeso dall’inizio alla fine. I loro quinti non sono mai usciti sugli esterni avversari. C’è stata un’attitudine molto difensiva dei renani rispetto al campionato, hanno giocato solo di ripartenza, vuol dire che sono sul pezzo e sanno cosa devono fare. Poi in campionato c’è un chip diverso, devi dominare l’avversario e tante volte non è evidente giocare il giovedì con un atteggiamento e cambiarlo completamente tre giorni dopo. Quello che stanno facendo in Europa gli sta riuscendo molto bene. con ripartenze eccezionali. Il gol di Diouf ieri sera è stata una dimostrazione di un contropiede letale. Poi, lo dico sempre, su palle ferme Basilea e YB sono squadre nelle quali la struttura è sempre importante rispetto alla nostra. Io lo vedo come un grande stimolo per me e per il calcio svizzero, sono ancora più contento per il fatto che perderanno energie giovedì prossimo nel ritorno, che gli verranno a mancare la domenica successiva contro di noi. Però dobbiamo essere orgogliosi di quello che stanno facendo e bisogna fare i complimenti. Ci proveremo a essere come loro ma è un processo lungo: loro sono abituati a giocare determinate partite: faccio un esempio banale. Faccio un esempio: un giocatore come Taulant Xhaka domenica in campionato ha combinato un  disastro facendosi espellere ma in tre giorni ha riacceso il cervello disputando una partita mostruosa, questo significa che sei abituato a fare determinate imprese perché in caso contrario ieri sera  sarebbe stato ancora in aria. Noi non abbiamo ancora questo DNA europeo e sarebbe bello un giorno arrivarci.”

Ardaiz fondamentale

-Il Winterthur è reduce da una vittoria importante a Sion: che avversario ti aspetti?
“E’ una squadra che ha preso la mentalità importante di un complesso che sa che per salvarsi deve chiudere ogni spazio dietro, tenere il baricentro basso e sfruttare giocatori come Di Giusto, Ramizi e Burkart  tutti bravi a ripartire. Ma la verità è che Ardaiz, che ho allenato, ha dato quel qualcosa in più in fase di vivacità davanti. Agevola le transizioni con le sue corse in profondità, non si ferma  mai, è un  generoso, va a tremila. Avete visto la differenza tra il giocatore che era a Lucerna e quello che adesso gioca nel Winterthur: perché lui è un  ragazzo che ama buttarsi negli spazi che con i leoni ha a disposizione. Ardaiz ha aiutato moltissimo questa squadra che sta attenta, si concentra, cerca di non subire gol ma quando riparte sa farti male. Onestamente se Di Giusto e compagni hanno sfondato sia San Gallo sia Sion in casa loro lo devono tanto al lavoro di Ardaiz. Mi aspetto una squadra che non verrà a fare la partita ma che quando ripartirà lo farà in maniera letale come sta facendo ultimamente in trasferta.

Dobbiamo osare

-E voi che virtù dovrete mettere in campo: la pazienza?

” Più che la pazienza dovremo avere la cattiveria negli ultimi venti metri. Dobbiamo tirare, dribblare, provocare, buttarci tutti in area, creare superiorità numerica davanti. Non possiamo permetterci leziosità com’è successo la settimana scorsa, né di essere molli come lo fummo a Winterthur. Ripeto: dobbiamo osare, rischiare più del solito e darci una spinta negli ultimi trenta metri. Solo provocando determinate situazioni possiamo toglierci soddisfazioni domenica.”

Dodicimila a Berna

-Parlavi di entusiasmo e nuovo stadio. Sono tanti i biglietti già venduti per la finale di Coppa svizzera. Vuol dire che in Ticino c’è un certo entusiasmo dovuto anche ai risultati che avete ottenuto. Non ti sei mai lamentato delle tante assenze di questi mesi, quanto merito pensi di avere tu in questi risultati?

“I conti si faranno alla fine. Cerchiamo di gestire questa squadra al meglio, sono qui per questo. Al momento le cose sono andate abbastanza bene anche se abbiamo commesso qualche errore. Ma l’importante è che sono convinto di essere riuscito a capire i miei giocatori e a metterli in condizione di far bene. Poi evidentemente se a metà tempo a volte dobbiamo cambiare sistema è perché le cose non  sono andate come volevamo ma dobbiamo essere bravi ad adattarci e a cambiare le circostanze. In questo momento non dobbiamo pensare a noi stessi ma alla squadra. Sappiamo quant’è importante la partita con il Winterthur e non possiamo permetterci di sbagliarla ma d’altro canto sono felice. Mi fa piacere quando ogni giorno arrivo al campo e vedo gente salire le scale per andare in segretariato ad acquistare i biglietti per la finale. Ogni giorno ci sono persone e il numero sale. Vuol dire che abbiamo fatto qualcosa di importante. I messaggi che cerchiamo di inviare sono giusti ma alla fine contano i risultati. Se vogliamo arrivare a dodicimila -che dal secondo dopo la semifinale era il mio obiettivo- e destabilizzare l’YB dobbiamo vincere domenica. Se lo facciamo riempiamo lo stadio a Berna.”

Sognare il colpaccio

-Martin Blaser si è soffermato anche sulle prospettive sportive ed è stato realista: “Non possiamo puntare al titolo perché c’è ancora distanza con YB e Basilea”. Se prendo queste parole e le affianco a quelle che avevi detto tu nell’intervista al CdT (siamo pronti come fece lo Zurigo a sfruttare eventuali possibilità per fare il colpo grosso) sono visioni che combaciano?

“Siamo tutti e due consapevoli che YB e Basilea rimangono un gradino sopra noi. Infatti in quella mia intervista il concetto era semplice: lo Zurigo è riuscito ad approfittare dell’anno di blackout delle due dominatrici. Noi siamo qui a lavorare e dobbiamo sperare che le squadre più forti commettano passi falsi come avvenne lo scorso anno. Ho semplicemente detto che il nostro sogno è farsi trovare pronti nel caso le due corazzate abbiamo qualche flessione e basterebbe che vadano avanti in Europa per perdere punti in campionato, perché non sono più quelle di qualche anno fa. L’ambizione deve essere sempre alta ma non  potremo nei prossimi anni avvicinarci a gente che allo stadio ha sempre 30 o 40 mila persone con budget molto più alti.  Ma nella vita bisogna sempre farsi trovare pronti.”

Gestire l’Europa

-E se in Europa ci andate anche voi come gestirete la cosa?

“Dovremo essere bravi a fare quello che abbiamo fatto nell’era Tami, Celestini e Jacobacci e non crollare in campionato. E’ sempre stato difficile gestire le due competizioni, ma poi siamo riusciti a risorgere e a giocarci la salvezza. Bisogna essere attenti e fare le giuste valutazioni e rendersi conto dei vari impegni. Purtroppo le coppe si giocano il giovedì e una squadra come la nostra, con le trasferte degli ultimi anni, era difficile da gestire. Penso più alle forze mentali che fisiche.”

 

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