Conte: ormai tutti ci temono

    All’appuntamento con i giornalisti di lunedì pomeriggio, in vista della partita con il San Gallo, Paolo Tramezzani si è presentato per annunciare che alle domande avrebbe risposto il suo vice Mirko Conte “in rappresentanza dell’intero staff in considerazione del fatto che i risultati che il Lugano sta ottenendo sono anche frutto del lavoro che stanno facendo”.  La prima domanda ha riguardato la sconfitta di Sion che è arrivata dopo due mesi senza battute d’arresto. E’ cambiato qualcosa in queste poche ore nell’atteggiamento e nella preparazione della partita successiva?

    “No, assolutamente anche perché quella di Sion è stata una sconfitta non derivata sicuramente da una nostra contro-prestazione. Alla fine la partita l’abbiamo interpretata come tutte le altre, non è arrivato soltanto il risultato. Per il resto abbiamo mantenuto la prestazione che è la cosa più importante.”

    -Arriva il San Gallo che ha appena cambiato allenatore e che ha conseguito due vittorie senza subire reti. In passato contro le squadre di Contini il Lugano ha sempre faticato.

    “Da quando è arrivato il nuovo allenatore il San Gallo attua il 4-3-3. Al di là dello stare in campo  degli avversari è la nostra interpretazione della gara che fa pendere la bilancia del risultato dalla nostra parte. Ci troviamo in una realtà un po’ diversa: affronteremo una squadra che probabilmente si chiuderà come ha fatto il Sion. Le squadre che ci affrontano adesso forse hanno un po’ timore e credo che la  partita non si discosterà molto da quella del Tourbillon; sarà difficile. Dovremo avere pazienza ma abbiamo già dimostrato che questo tipo di partite le sappiamo interpretare bene.”

    -Di solito si dice che dopo una sconfitta è meglio tornare subito in campo, ma visto i criteri di lavoro con il mister ,  come avete gestito il fatto di avere solo due giorni per preparare la sfida con i sangallesi?

    “Abbiamo cercato di concentrare il lavoro di una settimana in due giorni. E’ ovvio che hai meno tempo ma credo che i nostri concetti e le idee, col passare delle settimane e dei mesi, siano stati assorbiti. I meccanismi sono stati automatizzati anche se poi nel modo che abbiamo di preparare le partite guardiamo  molto la squadra che andremo ad affrontare. Il tempo è stato poco ma l’abbiamo preparata ugualmente nei minimi dettagli. Il San Gallo è una squadra che abbiamo già affrontato tre volte, la conosciamo abbastanza nelle caratteristiche dei singoli.”

    -Si può dire che in questi casi esca maggiormente la mano dell’allenatore: chi riesce a far passare in fretta il messaggio è avvantaggiato?

    “Può essere, ma c’è anche l’aspetto fisico da non sottovalutare. Siamo a fine stagione e una gara dopo tre giorni può incidere, al di  là degli aspetti tecnico-tattici. In una partita ci sono tante partite e la bravura dell’allenatore è che hai magari preparato le cose in un certo modo ma sei pronto a cambiare perché hai difficoltà o perché ti aspettavi un altro atteggiamento dagli avversari. Devi essere bravo a leggere il match nel momento in cui si svolge, specie se hai poco tempo per prepararlo. Poi i nostri meccanismi, lo ripeto, sono già stati assimilatati molto bene: c’è un lavoro di quattro mesi alle spalle.”

    -Quanto discute un tecnico con il suo vice in merito alla formazione e alla tattica?

    “Non discute solo con me ma con tutto lo staff. Poi è normale e giusto che le decisioni finali spettino a lui. Ma ci si confronta molto da questo punto di vista. Si rivedono le partite, ognuno le guarda a casa -perché se la vedi assieme un pochino sei condizionato- poi ci troviamo in una riunione tecnica e ciascuno mette sul tavolo le proprie considerazioni e idee riguardo alle varie fasi e alle situazioni tattiche e di gioco. Il mister prende atto di queste analisi e poi prende le sue decisioni”.

    -Rispetto al periodo in cui avete giocato assieme che Tramezzani hai ritrovati qui a Lugano?

    “Allora eravamo giovani ed evidentemente siamo ambedue maturati. Poi è ovvio che il rapporto di lavoro come l’abbiamo ora è completamente diverso da quello che avevamo da giocatori. Sinceramente mai avrei pensato di ritrovarmi un giorno a lavorare con Paolo, perché non sapevamo allora che avremmo fatto gli allenatori. Non è matematico che quando hai un buon rapporto da giocatore poi lo avrai anche come collaboratore tecnico. E’ successo questo,  il fatto che ci conoscevamo ci ha aiutato. Da subito è nato  un bel feeling a livello di lavoro.”

    -Da giocatore eri difensore, da quando il Lugano ha cambiato modulo la fase difensiva ne ha beneficiato. Si può ancora  migliorare?

    “Lavoriamo tanto come staff e non solo sul campo e i meriti vanno suddivisi tra tutti. Cerchiamo di lavorare anche sui dettagli e a volte possiamo anche sbagliare ma per cercare di migliorare. I risultato che stiamo ottenendo sono merito di tutti, chi lavora in campo e fuori. La fase difensiva è un discorso che riguarda tutti i giocatori, a partire dagli attaccanti. La chiamiamo la fase di non possesso palla e devi difendere. Il fatto che sia buona è perché c’è una grande partecipazione da parte di tutti i giocatori. Se la facessero solo i tre centrali e i due esterni diventerebbe un problema. E’ un discorso di squadra e non solo di reparto”.

    -Dopo cinque vittorie e un pareggio non ti pesa essere qui adesso che è arrivata la sconfitta?

    “Non mi pesa, anzi ringrazio il mister di avermi dato la possibilità di dire due parole anche a nome dei ragazzi che con me stanno facendo un lavoro straordinario. Come ho detto prima siamo andati a Sion a incontrare la terza in classifica e la terza forza del campionato. Avete visto tutti che hanno fatto una partita dove ci aspettavano e ripartivano perché forse avevano paura e questo credo sia motivo di orgoglio da parte nostra per il lavoro che stiamo facendo. I ragazzi hanno dimostrato  di giocarsela con chiunque. Le sconfitta vanno accettate me bisogna anche valutare come ci arrivi. A Sion la prestazione c’è stata, ci è mancato solo il gol. Se andiamo a vedere sui 90 minuti credo che il pareggio fosse il risultato più giusto.”

    -Sabato potevate agguantare il terzo posto e si è visto un Lugano un po’ meno brillante. Ora i preliminari di l’Europa League sembrano lì a portata di mano non c’è timore che vi venga un po’ il braccino?

    “No perché comunque alla fine stiamo vivendo una situazione impensabile per tutti all’inizio. Ci siamo arrivati non per caso ma con la  consapevolezza che la squadra può raggiungere questo obiettivo e non perché lo dico io ma perché ci sono state le prestazioni che hanno dimostrato questo. Di conseguenza quello che andremo a fare anche nelle prossime quattro partite sarà frutto della capacità dei ragazzi di interpretare determinate situazioni in campo, della voglia che ci metteranno e del nostro lavoro. Poi non è matematico che dopo tutto questo lavoro vinci. Ci sono tanti aspetti che incidono sul risultato e non tutti li puoi controllare. Però abbiamo dimostrato che  se scendi in campo con una certa mentalità e preparazione la bilancia del risultato é più facile che penda dalla tua parte.”

    -Il ruolo di vice allenatore è particolare; c’è chi accetta di restare per sempre dietro le quinte e chi, come Tramezzani, dopo qualche anno, decide di andare in prima linea. Tu come ti vedi, quali sono le tue aspirazioni?

    “Ho iniziato da poco e quindi mi ritengo fortunato di essere in una realtà importante che mi permette di crearmi un notevole bagaglio di conoscenza. Quando lavori con un allenatore come Paolo ti rendi conto che devi ancora  imparare un sacco. L’esperienza che lui ha avuto per cinque anni come vice allenatore in Albania è veramente importante e ovviamente a me manca molto da questo punto di vista. Se penso al mio futuro lo penso come primo allenatore ma in questo momento ti dico che non sono pronto per allenare ad esempio una realtà come questa. Se mi capitasse l’occasione domani comunque mi ci butterei, avrei più possibilità di sbagliare ma me la sentirei. Poi ci può stare che sarò il vice di Paolo Tramezzani da qua sin quando smetterà di allenare. Quello che posso aggiungere è che quanto sto imparando in questo momento è importante e me lo porterò dietro come prezioso bagaglio nel caso un giorno dovessi fare l’allenatore  responsabile”.

     

     

     

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