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    Celestini: tranquilli ma determinati

    Celestini: tranquilli ma determinati

    Si è iniziato…nello spogliatoio l’allenamento di rifinitura in vista dell’ultima partita di campionato. Mister Celestini ha voluto riunire tutti i giocatori, anche gli infortunati di lungo corso e l’intero staff. Poi ha parlato del match di sabato sera e ha mostrato un video motivazionale. In seguito tutti sul campo a compiere inizialmente alcuni giri tutti assieme, a ritmo da passeggiata. Sono seguite alcune esercitazioni sulle palle ferme e la consueta conferenza-stampa. L’allenatore bianconero ha sottolineato come quella contro il Grasshopper sia la partita che ognuno vorrebbe disputare, “si gioca a calcio una vita soprattutto per vivere momenti come questo.”

    -Lei nel corso della sua carriera di giocatore avrà sicuramente vissuto altre vigilie di match importanti. Alla fine chi vince queste partite?

    “Chi ha più testa ed è maggiormente concentrato e determinato.  Bisogna disputare una gara vera, non ci si può buttare all’attacco senza criterio. In fondo è una partita “normale” bisogna scendere in campo per vincerla anche perché al 95′ non ci sono più possibilità di riscatto: o sei fuori o sei dentro. L’unico rischio è di non giocarla, pensando al pareggio o non pareggio, allo spirito degli avversari, ai risultati dagli altri campi, eccetera. Noi dobbiamo fare la nostra partita, il GC vedremo cosa farà, mentre sugli altri non abbiamo nessuna possibilità di intervento e controllo. Anche se l’avversario non ha niente da perdere se tu vai in campo senza mordente e concentrazione vai in difficoltà non perché gli altri stanno facendo bene ma perché tu sei al di sotto del tuo standard. Ho detto ai ragazzi di restare tranquilli ma anche di essere determinati come non mai: siamo ad un passo da uno splendido traguardo cioè riportare l’FC Lugano in Europa. Anche a livello di statistiche siamo la terza squadra del 2019, la terza difesa e ci meritiamo il terzo posto finale. Però il calcio dice che non ti arriverà facilmente, dovrai  meritartelo davanti al tuo pubblico, saranno 95′ di sofferenza per poi festeggiare tutti insieme. Spero di poter ottenere la quarta vittoria di fila a Cornaredo. Sarebbe bello non subire gol un’altra volta e andare in Europa”

    -Qual è il segreto per non pensare alla partita tra Young Boys e Lucerna, inevitabilmente l’attenzione sarà rivolta allo Stade de Suisse?

    “Qui sta tutta la difficoltà di domani sera, ci vuole anche esperienza per gestire queste dinamiche, per un giovane che non l’ha mai vissuto è difficile capire cosa provi. Devi trovare dei meccanismi per concentrati su quello che devi fare, non lasciandoti turbare da quanto avviene altrove. Un po’ ci rifletti, ma non devi sprecare la metà delle tue energie per pensare al Lucerna. Qualcosina a livello mentale lo perdi,  vale per noi ma anche per le altre squadre, in fondo anche l’ottava ha ancora speranze di arrivare in Europa League.”

    -Ovviamente lei è concentrato sulla partita del Lugano ma intimamente pensa che il Lucerna a Berna avrà vita facile?

    “Penso che l’YB farà la partita che deve fare.  Non lo sapevo ma mi hanno detto che i giocatori bernesi sono stati a Ibizia quattro giorni prima del match perso con il San Gallo. Se fosse vero posso capire la sconfitta, ma al di là di questo sarà l’ultima di campionato e in casa, con la Coppa di campione svizzero pronta, Von Bergen che si congederà, una squadra competitiva come l’YB la giocherà, anche perché hanno perso a San Gallo. Questo non vuol dire che il Lucerna parta sconfitto, il calcio è bello perché aperto a ogni soluzione.”

    -Al limite per voi andrebbe bene anche un pareggio allo Stade de Suisse?

    “Fondamentalmente anche noi potrebbe arrivare terzi pur pareggiando l’ultima gara. Ci sono troppe variabili e squadre in lizza. Può veramente succedere di tutto.”

    -Hai imposto una regola che non vuoi conoscere i risultati dagli altri campi?

    “Al contrario desidero sapere e poi gestirò io quelle informazioni. I ragazzi devono pensare a vincere la partita. Sono le altre squadre a dover essere preoccupati. Io non cambierei la mia situazione con quella del Lucerna, anche se loro hanno un punto di vantaggio ma giocare a Berna è diverso che ospitare il Grasshopper con il quoziente reti a favore. Sono fiducioso, la squadra ha dimostrato per tutto il 2019 di esserci e nessuno ci ha messo sotto, poi speriamo che l’YB faccia la sua parte.”

    -Quella contro il GC è la tua Dublino (dalla sede della partita contro l’Irlanda nella quale un gol dell’attuale tecnico del Lugano permise alla Svizzera di qualificarsi a Euro 2004 ndr)?

    “Non lo so perché alla fine ho avuto tanta fortuna nella mia giovane carriera di tecnico. Vincere un campionato di CL con tutti ragazzi vodesi come ho fatto con il Losanna, che è la mia città, è un’impresa: è stata un’emozione grandissima. Anche portare il Lugano in Europa League lo sarebbe. E’ un traguardo che metto nei momenti fondamentali della mia vita da allenatore. Se non è Dublino è la qualificazione in Champions League con il Marsiglia.”

    -Sarai più teso stanotte o quando giocaste  la finale di Coppa Uefa con il Marsiglia?

    “Sicuramente allora perché a Marsiglia non puoi sbagliare, devi sempre vincere. Qui va chiarita una cosa: l’obiettivo stagionale del Lugano è stato raggiunto ma siccome abbiamo fatto così bene ci siamo messi in condizione di sognare, là invece è un obbligo a inizio stagione di aggiudicarsi qualche titolo. In Svizzera quest’anno si è vissuto un campionato incredibile. Dobbiamo essere consapevoli che la nostra è un’impresa, siamo praticamente sei squadre che si giocano l’Europa nell’ultima partita. Un campionato nel quale potevamo anche rischiare lo spareggio o la retrocessione. Qualsiasi distrazione sarebbe stata pagata cara, chi mollava si ritrovava a tre punti dallo Xamax. Noi siamo sempre stati davanti 5, 6, 8 punti, significa che abbiamo disputato una grande stagione e un eccezionale girone di ritorno. Sono tranquillo perché  so che la squadra domani sera risponderà come sa, l’unica cosa che nel calcio non puoi sapere, naturalmente, è se vincerai o meno.”

    -Non è che ti vedremo stanotte a pescare sul Ceresio?

    “No stavolta no. Vivo in modo sereno questi momenti, nonostante l’importanza del traguardo: anche per me è come se il Lugano andasse in Champions League. Otto mesi fa venni chiamato per altri obiettivi e a febbraio nessuno pensava al terzo o quarto posto. Al di là del fatto che mi dicevano che avrei resistito poche settimane visto il mio carattere e quello del presidente…Invece non è successo niente, i risultati sono andati migliorando, l’obiettivo è stato raggiunto e ora possiamo sognare. Se avessi dovuto scrivere una mia storia a Lugano mi sarebbe stato difficile  prevedere tutto ciò. Ho trovato un gruppo che abbiamo dovuto costruire a livello mentale ma che ha risposto alla grande e oggi quando abbiamo camminato sul campo insieme avevamo veramente la sensazione di essere una grande famiglia ma competitiva. E come ho detto allo staff questa non è una cosa scontata, nelle settimane che hanno seguito la vittoria con il San Gallo (e quindi la salvezza matematica) abbiamo potuto comunicare con i giocatori in modo più tranquillo e sereno e passare più tempo insieme a livello umano. Rivedere nello spogliatoio il video delle fasi migliori e camminare serenamente sul campo, sentire questa atmosfera fiduciosa e positiva è una cosa rara. Per questo che vi dico che la partita di domani è sì importantissima ma dietro ci sono tantissime altre cose che io non dimenticherò.  Non posso come allenatore ridurre tutto ai 90 minuto contro il GC, sono stati mesi esaltanti. Come tecnico mi sento pieno, non sazio, ma pieno sì”.

    -Sente che quella di domani sera potrebbe essere la sua ultima partita sulla panchina del Lugano?

    “Ho già risposto mercoledì a questa domanda. Ci pensi sempre, però mi sono concentrato sull’obiettivo di vincere e di arrivare in Europa. Se poi dovesse essere l’ultima vedremo, ora non ho tempo per rifletterci. Ho detto che stiamo parlando con la società ma che non ci sono decisioni. Concentriamoci sul traguardo che tutti vogliamo raggiungere.”

    -Il Lugano è sempre andato benissimo quando il presidente ha scelto l’allenatore dicendo voglio solo quello lì: successe con Zeman, Tramezzani e con lei.

    “Non conosco le situazioni precedenti. Ma vista la grande fiducia iniziale del presidente e del direttore sportivo Manna decidere di venire a Lugano è stato semplice. Non ho voluto sapere niente di durata e di contratto, mi è bastato l’affetto e il desiderio di loro due di lavorare con me. Il trio presidente-allenatore-direttore sportivo è fondamentale in un club. Se questi tre vanno d’accordo, hanno gli stessi obiettivi, nei momenti difficili non si sfilacciano ma proseguono uniti, il 90% dell’obiettivo è raggiunto salvo se hai proprio una squadra super problematica o tantissimi infortuni. Quest’anno c’è stata un’armonia assoluta tra questo terzetto e vi ricordo che per otto partite il Lugano non ha ottenuto vittorie. Adesso è facile parlare ma allora il presidente Renzetti e Manna mi hanno sempre ribadito la loro fiducia: è in quel momento che il tecnico ha bisogno di sostegno anche davanti alla squadra, se i giocatori sanno che non ci sono incrinature seguono e fanno a loro volta gruppo. E questo è stata la base per riprendersi e arrivare dove siamo arrivati.”

    -Due anni fa il Lugano di Tramezzani era padrone del proprio destino ma sbagliò clamorosamente l’ultima partita, la rende fiducioso il fatto che magari i giocatori abbiano imparato da quell’esperienza?

    “Non mi piacere fare confronti, sono cambiate molte cose e molti interpreti. Per finire terzi non abbiamo nemmeno il destino solo nelle nostre mani. Ma constato che nel 2019 in 17 partite ce la siamo giocata contro tutti e ne abbiamo perse solo due. E’ un cammino eccezionale. Alla squadra va fatto un grande applauso prima ancora della partita di domani, e vedrete che ce la giocheremo. Abbiamo fatto troppo cose bene e superato prove delicate come contro lo Xamax a Cornaredo, non abbiamo vinto ma abbiamo giocato in modo intelligente e sono certo che con il GC la squadra farà la partita.”

    -Non è un paradosso di questo campionato che in tre settimane una squadra passi dal rischio di retrocedere alla possibilità di arrivare nei gironi principali di Europa League, con la conseguenza folle che piazzarsi quarti sembra quasi deludente?

    “E’ per questo che ho sempre detto che la formula mi sembra stupida. Poi i mass media fanno il loro lavoro e la gente  vive la classifica come andare al cinema. E’ vero che se  -dieci giorni fa non tre settimane- avessimo perso contro il San Gallo avremmo avuto il fiato dello Xamax sul collo alla vigilia dello scontro diretto a Neuchâtel: quindi a rischio spareggio. E adesso se finisci al quarto posto dicono che hai deluso e tutto in dieci giorni: cose da pazzi che l’ottavo possa ancora credere all’Europa League. “

    -Magari non è anche questo equilibrio che ha aiutato il Lugano a fare quello che ha fatto?

    “Sì questa è stata la nostra fortuna per fare tanti risultati positivi. La formula resta ridicola, ciò non toglie che il fatto che lo Xamax non abbia mai mollato ci ha costretto a nostra volta a spingere a livello di motivazione e di determinazione per fare punti e mai distrarci”.

    -In prospettiva il prossimo anno il Lugano può fare un ulteriore passo e avvicinarsi ancora maggiormente a YB e Basilea o sono proprio di un altro pianeta?

    “Dobbiamo essere consapevoli che il budget è quello che è. Il GC retrocede ma ha a disposizione molti più milioni, lo stesso dicasi di Sion, San Gallo, Lucerna e Zurigo. Stiamo parlando di mezzi finanziari che sono il doppio di quelli del Lugano. Di nuovo, mi ripeto, arrivare dove stiamo per arrivare con 29 punti teorici nel 2019 è un’impresa eccezionale per una società che ha il secondo minor budget di Super League. In un campionato estremamente difficile, con una partenza così così, con un cambio di allenatore, con assenze lunghe come quella di Piccinocchi e altri. Sarà arduo l’anno prossimo ripetersi: non dimenticate che sale il Servette che avrà a disposizione mezzi molto ma molto importanti, se poi dovesse arrivare anche il Losanna ci sarebbe un altro club molto ricco con il nuovo stadio. Il futuro è lavorare bene, strutturare la società e puntare sull’ambiente che deve essere migliore di quello delle altre squadre, sarai anche più piccolo  ma devi  risultare più completo, pratico, bravo, solido, armonioso e unito. Le altre cose -15 mila persone allo stadio, l’impianto nuovo, 30 milioni di budget- non possiamo averle. Restare in Super League resterà l’obiettivo principale del FC Lugano, poi se la stagione ti mette lì la possibilità di fare di più non ci tireremo indietro.”

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