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    Celestini: pronti a una s 1

    Celestini: pronti e fiduciosi

    Penultimo allenamento del FC Lugano in vista della trasferta di Zurigo con relativo inizio del campionato Raiffeisen Super League. Venerdì mattina la squadra si è allenata a Cornaredo: praticamente tutti i giocatori della rosa sono a disposizione ad eccezione di Yao, Junior e Crnigoj. Al termine della seduta il tecnico Fabio Celestini si è intrattenuto con i giornalisti. La prima domanda ha riguardato l’inizio della stagione: dopo tante parole e su svariati argomenti arriva l’ora del campo.

    “Io ho sempre parlato solo di campo. E’  quello che conta, è lì che ti misuri con le altre squadre, che conquisti i tre punti e che puoi stabilire se hai lavorato bene. Siamo pronti anche se tante cose vanno migliorate. Siamo tutti entusiasti di poter cominciare la stagione”.

    -Rispetto al tuo esordio a stagione in corso sulla panchina bianconera sono cambiate le sensazioni, sei più tranquillo ora che hai potuto curare tutta la preparazione?

    “La prima partita è sempre speciale, al di là di sapere quanto hai potuto lavorare c’è sempre una parte di incognita. Conoscendo meglio società, giocatori e squadra siamo sicuramente più pronti che al mio esordio. Però abbiamo visto anche che la prima partita del ritorno lo scorso anno, in casa col Thun, dopo 4 o 5 settimane di lavoro, non era riuscita benissimo. Dunque alla fine il calcio è bello perché non è una scienza esatta.”

    -L’Europa è lontana e non è ancora un tema. Però in una preparazione si tiene conto anche di quegli impegni o siamo veramente troppo in anticipo per pensarci?

    “L’idea che si faccia una grande preparazione che poi dura per tutto l’anno non esiste più da tempo. Non è che metti benzina oggi per l’Europa League che si giocherà a settembre.  Non esiste. La preparazione fisica, l’ho detto tante volte, si fa settimana dopo settimana. Non è perché ci siamo allenati tutti i giorni ad alta intensità per un mese che ad agosto o settembre arriveremo pronti se non facciamo più niente. E’ un lavoro quotidiano di gestione anche del riposo e dei minutaggi, oltre che di altri aspetti per essere brillanti e con la giusta condizione fisica, ma per questo  ci sono dei test chiari e i “GPS” in partita che monitorano sistematicamente la situazione.”

    -Il discorso della cattiveria che hai fatto dopo la partita contro l’Inter non la puoi misurare con dei test, come la lavori in allenamento?

    “Abbiamo fatto una settimana importante, con cinque giorni di lavoro. Abbiamo visionato video individuali e collettivi, sia con la squadra del primo tempo sia con coloro che sono scesi in campo nella ripresa, per andare a vedere le cose che abbiamo fatto bene e quelle meno riuscite. Il problema è che c’è stato un 80% di cose fatte molto bene ma con la sensazione alla fine che non erano così buone perché negli ultimi venti metri non ci abbiamo messo la giusta cattiveria. Quindi anche tutte le buone  uscite di palla dalla nostra difesa e dal centrocampo -ce ne sono dieci i per tempo quasi di più dell’Inter- sono poi state vanificate dal fatto che non abbiamo tirato in porta. Gli 80 metri fatti bene vengono dimenticati perché ti restano impressi gli ultimi 20 dove non siamo stati concreti e incisivi, sbagliando passaggi. Io non posso buttare via quanto di buono fatto, devo dire ai ragazzi se fate bene le cose più difficili e cioè uscire dall’area, liberarsi dal pressing, poi una volta arrivati nelle vicinanze della porta avversaria dobbiamo essere più cattivi. Non dobbiamo accontentarci di essere usciti bene ma dobbiamo far male all’altra squadra e cioè fare gol. In fase difensiva abbiamo fatto bene, meglio che nelle altre amichevoli. Però sui due gol abbiamo sbagliato alcuni dettagli e contro squadre importanti paghi subito dazio. Sul gol del vantaggio era la prima volta in 45′ che avevamo lasciato Brozovic da solo e lui ha messo su Sensi e abbiamo subito gol. Dovevamo essere più veloci in uscita e più aggressivi. Glielo abbiamo mostrato e i ragazzi erano d’accordo.”

    -Cosa vi manca negli ultimi venti metri?

    “Credo un po’ più di tranquillità. Abbiamo avuto solo nel primo tempo quattro situazioni di superiorità numerica offensiva: 4 contro 3, 3 contro 2 e 2 contro 1. Però abbiamo fatto le scelte sbagliate. L’Inter non è mai stato in superiorità numerica offensiva ma con due tiri da 18 metri hanno risolto la partita. Appena sbagli squadra come quella nerazzurra ti fanno male: mi ricordo un’azione cin cui Aratore ha perso Candreva, il laterale ha messo sul secondo palo per Perisic e quasi ci fanno gol. Questo è alto livello, mentre quando hanno sbagliato qualcosina loro non siamo riusciti ad approfittarne. Siamo ancora in preparazione e qualche scelta sbagliata ci sta, ma dobbiamo essere più tranquilli e fare le scelte giuste”.

    -Junior come sta da un punto di vista più mentale che fisico, come lo gestisci?

    “Bene. Se qualcuno vive all’interno di questo gruppo vede Junior con il sorriso, non viene al campo scontento. Si sente a casa, tutelato e coccolato anche se c’è la possibilità che vada via. Lo staff lo fa sentire a suo agio e così i compagni. Aveva un fastidio muscolare e ora è guarito ma deve tornare a un livello fisico decente: è dal 25 maggio che non si allena con la squadra.  Non è una situazione facile per lui e altri ma l’ambiente è fantastico e aiuta chi è in partenza a sentirsi bene. C’è anche l’ipotesi che alla fine non vi siano offerte adeguate e che Junior o altri restino qui. Lì eventualmente ci dovremo lavorare un po’. Se dovesse succedere non credo che ci metteremo molto a ritrovare Junior anche sul piano mentale, il rapporto tra di noi è molto buono. Al massimo ci sarà un po’ di delusione, ma nel calcio ci sta.”

    -Non è un peccato vedere Rodriguez così lontano dalla porta avversaria visto che secondo le statistiche nel campionato svizzero è uno dei giocatori che in rapporto ai tiri fatti ha la maggior percentuale realizzativa?

    “Chico è stato finora schierato  da mezzala, quello che deve fare è buttarsi di più e stare maggiormente vicino alle punte. Ma dobbiamo anche noi come squadra migliorare: contro l’Inter ad esempio abbiamo fatto spesso un passaggio di troppo, un controllo non necessario eccetera. Il centrocampo deve essere più dinamico e avere idee più chiare e su questo dovremo lavorare. Invece di costringere Rodriguez ad arretrare per cercare palla, se i nostri difensori e il play riescono a dare superiorità e fare dei passaggi filtranti alle mezze ali che possono condurre palla e attaccare la porta anche lui sarà più vicino. Abbiamo visto anche Bottani arretrare spesso, ma consideriamo che nel match di domenica i nerazzurri ci pressavano  con dieci giocatori all’interno della nostra metà campo. Quindi era difficilissimo uscire, l’abbiamo fatto ma tutta la squadra aveva un baricentro basso. Non sarà sempre così e dunque Rodriguez lo vogliamo chiaramente più vicino all’area e alle punte”.

    -L’impressione è che a Bottani manchi quello che a Rodriguez e viceversa.

    “Sono elementi simili ma differenti. le caratteristiche sono quelle però pregi e difetti differenti. Meglio così che avere doppioni in squadra. Mattia svolge meglio il ruolo di trequartista e di ricerca degli spazi, poi lui non perde mai la palla quando arretra. Gli altri si vede che non sono abituati e ogni tanto perdono palla in fase di possesso. C’è anche Holender che è un giocatore che si muove benissimi tra le linee. Poi c’è Marzouk che anche lui non è una punta pura. Ho tante soluzioni, devo cercare di volta inHai ricevuto  volta quella giusta. Chi farà bene gioca.”

    -E’ la squadra più forte che hai allenato, anche prescindendo da Junior?

    “E’ una squadra forte visto le soluzioni che ho, ma finora ho allenato il Losanna che aveva il secondo minor budget di SL (sorride). Comunque sono contento di quello che ho a disposizione, come allenatore posso fare bene il mio lavoro e mi diverto ad allenare questa squadra.”

    -Tornando sulla tua squadra, sei d’accordo anche sulle aspettative del presidente Renzetti?

    “Di aspettative ne abbiamo tutti. Vogliamo far bene nelle tre competizioni e in primis di essere il più tranquilli possibili in campionato visto che è salito il Servette che non sta certo facendo una squadretta per far presenza. Il Thun la squadra la fa sempre, lo Xamax vedremo mentre le altre hanno tutte un budget che è almeno il doppio del nostro. Quindi non è che le aspettative possono essere molto diverse da quelle dello scorso anno. Abbiamo concluso al terzo posto con uno dei budget minori della SL, se puntassimo alla Champions penserei che ci stiamo sbagliando fondamentalmente. Poi che sappiamo che possiamo  far bene, che abbiamo messo assieme una squadra competitiva e che ci teniamo a ben figurare è un altro conto. Però c’è anche la realtà: non è che Zurigo, San Gallo, Sione Lucerna stanno a guardare e pensano “se retrocediamo non fa niente”. Abbiamo la consapevolezza -e penso che il presidente alluda a questo- di lavorare uniti e di aver lavorato bene, ci sono aspettative perché abbiamo queste sensazioni. Ci teniamo a far bene ma nessuno ci da la certezza di finire terzi.”

    -L’anno scorso eravate in tre a gestire la situazione: tu il presidente Renzetti e il DS Manna. Ora siete rimasti in due, la cosa ti preoccupa?

    “Ne abbiamo parlato, è stato da subito un motivo di preoccupazione. Ci siamo sentiti con Renzetti perché Giovanni era la persona che faceva da legame tra le varie componenti e ha lasciato un vuoto importante. Stiamo lavorando in un altro modo, io mi sento molto di più col presidente rispetto a prima. E’ importante che lui abbia i feedback giusti e reali di chi conosce la realtà della squadra. Io capisco bene le problematiche della società, sono una persona con la quale si può parlare e condividere tutto. Conosco le preoccupazioni di Angelo, sono l’allenatore del FC Lugano e non del FC Fabio Celestini. Il presidente lo sa e ci tengo a farlo star bene perché è lui che ci paga. Lo possiamo aiutare con i risultati ma anche non creando ulteriori problemi e a questo tengo molto. Abbiamo ridefinito tutti i ruoli dello staff. Manna parlava tanto con i giocatori e nessuno ora lo può fare a parte me. Quindi mi prendo tempo per parlare con loro all’inizio o alla fine degli allenamenti: sono Mirko Conte e Mattia Croci-Torti a occuparsi in quei momenti della squadra. E’ una parte importantissima nella gestione del gruppo e la sto assolvendo io.”

    -Ti diverte questo nuovo ruolo o alla lunga ti può logorare o distoglierti da altri compiti?

    “Mi piace tantissimo. E’ un lavoro che a livello umano ti fa crescere tanto. Mi piace parlare con i ragazzi e so che farli stare bene è l’80 per cento del successo di una squadra. Bisogna anche dirgli le cose meno belle, senza mezze misure e senza rancori. Mi piace il lavoro sul campo ma anche dialogare con i giocatori specie qui perché mi sento a mio agio con un gruppo ricettivo. Non sono ragazzi semplici, sia chiaro, è una squadra con bravissimi ragazzi ma ognuno con le proprie peculiarità, devi spendere  tempo per capirli e per parlarci. Ogni giocatore è un mondo. Quest’anno inoltre abbiamo più responsabilità: noi alla fine siamo gli stessi ma giochiamo in Europa League e agli occhi degli avversari questo è uno stimolo in più per cercare di batterci. Pensate se avessimo la fortuna di trovare un club forte nel nostro girone: giocheremmo  magari contro il Manchester United o l’Arsenal il giovedì e la domenica successiva incontreremmo una squadra che comprensibilmente darebbe il 130% pur di metterci sotto. Stesso discorso in Coppa svizzera.”

    -L’inizio di campionato sarà duro: trasferta a Zurigo, poi Thun in casa, YB a Berna, Sion a Cornaredo. Come pensate di affrontarlo?

    “Non faccio tabelle. Rispetto tutti ma penso ad esempio che a Berna possiamo andare a vincere.  Voglio vedere la squadra fare un passetto in più ogni volta. La differenza la faranno lo spirito, la mentalità, il sacrificio, la cattiveria, la voglia di lottare insieme. Vedremo domenica se su questo saremo bravi. Sul resto sono tranquillo.”

    -Domenica gli occhi saranno puntati sul portiere Baumann: la “Gazzetta dello sport” ha scritto che è un gradino sopra gli altri. 

    “Noam ha fatto molto bene da gennaio in poi. Se andiamo a vedere Donnarumma, che è una delle più grandi promesse del calcio mondiale, vediamo che qualche errore lo ha fatto anche lui. Lo stesso dicasi per Buffon che pure ha 40 anni. Baumann è alla prima esperienza in serie A e ha fatto bene nonostante la pressione. Ora deve confermarsi e non è la cosa più semplice nel calcio; lo vedo molto sereno e tranquillo. Tutti i giocatori sono sotto pressione ma gli errori dei portieri si vedono di più. “

    -Custodio è pronto?

    “Lui e Rodriguez sono giunti a Lugano prima degli altri e sono già pronti. Come Lavanchy ci danno la tranquillità di avere una rosa che ci permetterà di giocare ogni tre giorni. Ho diverse varianti per ogni ruolo, pensate ai vari Vécsei e Covilo. Cambiano le caratteristiche individuali ma tutti mi danno sicuro affidamento.”

    -Si parla poco di Lovric ma pare veramente un giocatore fuori categoria che fra uno o due anni potrebbe essere venduto a cifre da primato per Lugano. E’ veramente così forte?

    “Gioca nel mio ruolo e quindi posso giudicarlo con più facilità. Lovric non è ancora a posto fisicamente ma ha fatto vedere cose che fanno ben sperare. La sfida è in che ruolo inserirlo (ha giocato sia da mezzala sia davanti alla difesa) ma sicuramente ha un grande potenziale.”

     

     

     

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